Gambini: “Sicurezza, aumentati i controlli nei locali. E sulla provincia autonoma andiamo avanti”

di ELISA MATTA

URBINO – L’ipotesi di una provincia a sé per Urbino, le misure per risollevare il turismo che arranca e la speranza di una soluzione per il Pronto soccorso dell’ospedale: il sindaco Maurizio Gambini ha rilasciato al Ducato un’intervista sui temi più caldi dell’attualità cittadina. In primo luogo, ampio spazio al tema della sicurezza nei locali e della violenza giovanile nelle scuole, vista l’emozione e lo sgomento che la tragedia di Crans Montana e l’episodio di La Spezia hanno suscitato nell’opinione pubblica.

Dopo la strage di Capodanno in Svizzera è aumentata l’attenzione sulla prevenzione nei locali pubblici. Com’è la situazione a Urbino? Sono stati intensificati i controlli in bar e discoteche? Ogni quanto vengono effettuati?

“Dopo la tragedia di Crans Montana ho detto al comandante dei vigili di intensificare i controlli. Per quanto riguarda la nostra città, la situazione è abbastanza tranquilla, ma per quanti sforzi facciamo non c’è mai la sicurezza assoluta. I locali dove si fanno eventi sono pochi, ma bisogna sempre stare attenti perché spesso vengono organizzati a tarda notte, quando non ci sono le forze dell’ordine sul posto. I nostri Vigili Urbani nelle serate clou hanno delle compensazioni ulteriori per svolgere un servizio extra, anche se da noi grandi situazioni di pericolo non ci dovrebbero essere. Abbiamo un’unica discoteca che viene controllata periodicamente, non tutte le sere che apre, ma quasi. Su questo tema è importante che gli amministratori, il sindaco o gli assessori di riferimento siano in allerta, perché la responsabilità – soprattutto quella morale, che ritengo sia la cosa più importante – è in capo a noi.

Un altro tema relativo alla sicurezza è quello della violenza giovanile nelle scuole. Una circolare del ministero dell’Istruzione prevede la facoltà di installare metal detector negli istituti scolastici. Lei è favorevole?

Nel nostro territorio non abbiamo avuto e non abbiamo segnalazioni di fenomeni di questo genere. Io, personalmente, sono favorevole alla proposta, anche se credo che sia ancora più importante prevenire certe situazioni.

Pnrr: il Comune ha ricevuto 30,4 milioni di euro. Quanti di questi sono stati utilizzati? Quante opere sono ancora da completare?

Queste risorse sono suddivise su 38 progetti. Più di un terzo dei fondi sono stati stanziati per la rigenerazione urbana, per cui potremo fare interventi fino alla fine del 2027. I restanti due terzi devono essere invece impiegati entro giugno di quest’anno. A oggi abbiamo impegnato fra 18 e 20 milioni di euro e prevedo che useremo l’85-90% dei fondi entro la scadenza. Tutti i cantieri sono in buona fase di attuazione, alcuni completati, alcuni in via di completamento come quello della scuola Volponi che abbiamo potuto eseguire solo parzialmente.

Per rimanere in tema lavori, anche se non riguardano strettamente il Pnrr, quelli a Ponte Armellina sono ancora fermi ormai da diverso tempo.

Cantiere a Ponte Armellina

I lavori si sono fermati quando è fallita una ditta che aveva avuto l’incarico di fare la prima stecca mentre si stava appaltando l’altra. C’era anche la questione dell’acquisto degli appartamenti, che prima erano in mano ai privati e sono divenuti di proprietà del Comune, anche se non tutti, ma un buon 85%. Adesso saranno riqualificati e riassegnati come case popolari, con il 51% degli appartamenti che andrà a cittadini italiani per non ricreare una situazione ghettizzante. Il primo blocco dovrebbe essere già stato appaltato, a giorni inizieranno i lavori e una stecca dovrà essere abbattuta. Siamo partiti da una situazione in cui era il quartiere più degradato delle Marche, mentre adesso potrà diventare un quartiere sano e abitabile, anche se ci vorranno anni.

Parliamo di sanità: l’assessore regionale Paolo Calcinaro per risolvere il problema del Pronto soccorso e delle liste d’attesa prevede un mix tra appuntamenti nel weekend e potenziamento della medicina territoriale tramite ospedali e case di comunità. Crede che questa soluzione basti a risolvere i problemi nel breve periodo? Come procede la situazione al Pronto soccorso di Urbino, ci sono novità sui bandi promossi dall’Ast per le assunzioni?

Io penso che la ricetta sia valida e sono convinto che funzionerà. Con l’assessore abbiamo una comunicazione fitta. Sappiamo che la sanità sta vivendo momenti difficili e ci auguriamo che queste strutture aiutino a decongestionare l’ospedale, perché abbiamo bisogno di una sanità che stia vicina ai cittadini, se vogliamo che i cittadini tornino ad abitare il territorio. E anche nel nostro ospedale, per esempio, i gettonisti sono rimasti impiegati solo nel Pronto Soccorso. Nell’ultimo anno e mezzo molti reparti si sono riqualificati e hanno ripreso un servizio ottimale. Sulle assunzioni, ho parlato con il direttore dell’Ast Alberto Carelli per gli esiti dei bandi e mi è stato detto di quattro medici in arrivo più un primario. Un dottore è già operativo, quindi in totale dovrebbero diventare sei: un buon organico per far funzionare adeguatamente il Pronto Soccorso.

L’ospedale di Urbino Santa Maria della Misericordia

Il punto però è che le nuove strutture dovranno essere riempite. Non si rischia di mantenere le stesse problematiche se le assunzioni non vengono accompagnate da incentivi per indirizzare i medici verso gli ospedali dell’entroterra?

Il Comune non può dare un incentivo per andare a lavorare in una struttura specifica. Questi medici sono dipendenti dell’Ast, e quindi è l’Azienda di volta in volta a decidere chi va in quale struttura a seconda delle sue esigenze. Può darsi che in precedenza, in situazioni di emergenza, si siano prese delle misure un po’ borderline, ma non voglio esprimermi su questioni di cui non ho la certezza.

Come ha rivelato al Ducato, il suo obiettivo è quello di portare qui la sede della Provincia. Ci sono state evoluzioni in questo senso?

Chiederò in Consiglio provinciale che a Urbino venga stabilita la sede della Provincia, perché noi dall’anno scorso non siamo più co-capoluogo ma capoluogo a tutti gli effetti. Urbino è un territorio centrale per l’entroterra, ma non abbiamo servizi come la questura o la prefettura, il che ha portato sia la nostra città sia il resto della provincia, a spopolarsi e i cittadini ad andare verso la costa. Penso che le province debbano tornare a essere enti di primo livello, vicine ai cittadini e votate dai cittadini. A noi non manca nulla, abbiamo il tribunale e l’ospedale e possiamo essere anche eventualmente un’entità autosufficiente. Non significa che noi vogliamo separarci per forza da Pesaro, ma dobbiamo godere delle stesse prerogative. Il nostro obiettivo è creare un rinascimento per questi territori e restituire dignità all’entroterra.

Come reagisce al fatto che a Fano si inizi a parlare di una possibile provincia autonoma di Fano-Flaminia?

Fano è una città importante di 60mila abitanti, capisco le loro richieste e non intendo oppormi. Creare un capoluogo da zero è più complicato che dare autonomia a uno già esistente, ma non toglierebbe nulla a Urbino e spero che anche Pesaro si unisca al nostro supporto.

La Regione Marche ha approvato un emendamento per rivedere i parametri di classificazione dei comuni montani, portando quelli relativi all’altitudine a 350 metri per la sede municipale. In questo modo Urbino rientrerebbe nella classificazione. Perché è importante per Urbino rientrare in questa classificazione?

Il fatto che i comuni non siano più considerati montani cambia molto per il settore primario, perché vengono a mancare agevolazioni governative e comunitarie. C’è un’impostazione completamente diversa per le aree montane rispetto a quelle che non lo sono e per noi questa è una tragedia. Certo, Urbino rimarrebbe un comune montano, ma altri comuni come Sant’Angelo in Vado, Urbania e Fermignano resterebbero fuori da questa classificazione e sarebbe un duro colpo per aree già svantaggiate.

A Fano, la notizia del ritrovamento della Basilica di Vitruvio ha fatto il giro del mondo. A che punto sono a Urbino gli interventi di riqualificazione sulla Domus di via Santa Chiara e il teatro romano?

Gli interventi sono stati progettati e finanziati e i lavori partiranno a breve per essere completati entro il 2027. Abbiamo avuto un incontro con la sovrintendenza e nel frattempo abbiamo anche ritrovato parti della cinta muraria medievale della città, perciò abbiamo fatto richiesta al ministero per poter partire a breve. Su Fano, quella della basilica è una scoperta storica che noi comuni vicini dobbiamo supportare. Se gestito bene, questo rinvenimento favorisce la provincia, la regione e tutta l’Italia.

Avete annunciato in Consiglio comunale l’acquisizione dalla Provincia della piscina “F.lli Cervi”. La struttura ha bisogno di evidenti lavori di ristrutturazione, cosa farete?

L’abbiamo acquistata per aderire a un bando regionale per le strutture pubbliche. La piscina deve essere completamente riqualificata per via della presenza di amianto. L’idea è che poi possa anche ospitare percorsi di riabilitazione sanitaria, lavorando insieme all’ospedale, e che assorba la chiusura di altre piscine nel territorio.

Il turismo a Urbino. Il Comune cosa intende fare per incentivare le presenze?

Per crescere nel turismo abbiamo bisogno di migliorare i collegamenti stradali con Pesaro e con la Fano-Grosseto. Vogliamo impegnarci per avere anche una metropolitana in superficie per arrivare a Pesaro, così da essere collegati alle linee ferroviarie. Non vogliamo creare una strada nuova da zero, ma abbiamo bisogno di potenziare i collegamenti esistenti e soprattutto i mezzi pubblici.

Quali sono le sue priorità da qui fino alla fine dell’anno?

Ottenere la sede della provincia, completare le opere attualmente in cantiere e attuare una politica turistica adeguata e in condivisione col territorio.

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