di MARCO FALLARA
URBINO – Le imprese degli italiani alle Olimpiadi di Milano-Cortina risvegliano nei cittadini di Urbino il ricordo delle discese improvvisate lungo le vie del centro: era il 2017 quando una nevicata storica sommerse la città ducale con oltre un metro di neve, paralizzando il traffico e imponendo la chiusura universitaria. Fu così che anche Urbino ebbe le sue Olimpiadi invernali.
Il 17 febbraio, quando una goliardata tra amici si trasformò in un’olimpiade improvvisata. Due studenti fuori sede, Stefano Amatori (sardo) e Roberto De Gasperi (trentino), stavano spalando il tetto del gattile comunale gravato dai cumuli. Tra una badilata e l’altra scattò l’idea: “Roberto mi chiese di riprenderlo con lo smartphone mentre tentava un salto nel vuoto, tuffandosi dal tetto per affondare completamente nella neve” racconta Amatori a distanza di 9 anni.
Quel video, caricato sui social, scatenò una reazione a catena del tutto inaspettata. In poche ore il post divenne virale, portando alla creazione di un evento Facebook dove ognuno poteva postare la propria performance agonistica. “Il gruppo si trasformò in una vera gara di goliardia. Questa cosa ci è completamente scappata di mano, non ci aspettavamo di ricevere tutta quell’attenzione”, ricorda Amatori.
La città come campo di gara
L’emergenza si mutò così in una sfida creativa senza limiti. Via Raffaello e via Mazzini, in virtù delle loro pendenze, furono elette piste olimpiche ufficiali: si scendeva con qualsiasi oggetto potesse scivolare. Non solo slittini degli anni Cinquanta, ma anche teglie da forno, griglie da barbecue e persino tavolette del water. Chi voleva risparmiare, invece, scendeva semplicemente con un sacco della spazzatura.
Oltre alle folli gare di velocità lungo le discese del centro, una delle discipline più gettonate fu quella dei “tuffi olimpici”. Diversi studenti si affacciarono alle finestre delle proprie abitazioni equipaggiati cuffia e occhialini, ma soprattutto, pronti a lanciarsi nel vuoto per scomparire nei cumuli di neve vestiti solo degli slip regolamentari.
Non sono mancati i tributi cinematografici, come la rievocazione dell’iconica scena di Aldo, Giovanni e Giacomo nel film Tre uomini e una gamba. Ma se nell’originale il corpo di Aldo emergeva a fatica dalla sabbia, in questa versione il protagonista spuntava a sorpresa da sotto la neve fresca. Venne allestita anche una zona aperitivo, dove gli “atleti” potevano rilassarsi al termine delle prove, e il vino tenuto naturalmente al fresco dalla neve.
Al termine di quattro giorni di gare, venne organizzata una cerimonia di premiazione presso il Bar Sugar, storico ritrovo universitario. Per l’occasione fu improvvisato un podio scolpito interamente nella neve. La medaglia d’oro venne assegnata a Pavel Border, un ragazzo marchigiano appassionato di parkour: grazie a una doppia inquadratura, Pavel documentò il suo salto acrobatico da una finestra del secondo piano, un volo di diversi metri prima di scomparire completamente nel manto bianco.




