di CHRISTIAN REGIS
URBINO – “Se passasse la legge – afferma un allevatore di Orciano – migliaia di persone si ritroverebbero senza lavoro”. Al centro del dibattito la proposta di legge presentata da Michela Brambilla (Noi Moderati) – e condivisa da Verdi-Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle – che equipara cavalli e asini agli animali di affezione, vietandone la macellazione per uso alimentare. “Sono vietati, in tutto il territorio nazionale, l’allevamento di equidi (come cavalli e asini, ndr) da destinare alla macellazione nonché la loro esportazione o importazione finalizzata, anche indirettamente, al medesimo scopo”, si legge nella proposta di legge. Rimangono dubbi sul passaggio in Parlamento della norma con Lega e Fratelli d’Italia che si sono dichiarati contrari.
I numeri della filiera
Secondo i dati Ipsos raccolti su un campione di 40 milioni di italiani, il 17% delle persone includono la carne di cavallo nella propria dieta. Nelle Marche, il 3% dei consumatori di carne consuma regolarmente carne equina. Una bassa percentuale che trova conferma nelle parole di un macellaio di Urbino: “La carne di cavallo in zona si consuma limitatamente. Io vendo soprattutto carne bovina e suina”. Nella provincia di Pesaro e Urbino operano 147 allevamenti di carne equina, che gestiscono 532 capi, con una concentrazione prevalente nella zona del Catria, dove si trova l’unica razza equina autoctona delle Marche. A livello regionale sono 295 gli allevamenti con fine alimentare per un totale di 1780 animali. Secondo l’Istat, in Italia nel 2025 (dati disponibili fino a novembre) sono stati macellati 2611 capi, un dato in netta diminuzione rispetto al 2010, quando gli animali macellati sono stati 5584, ma in crescita rispetto al 2022.
L’allevamento equino nella zona del Catria rimane una filiera sovvenzionata dalla Regione, come sottolinea l’Aacc (Associazione allevatori cavalli del Catria): “Dalla nascita dell’associazione avvenuta nell’anno 2020 si è verificato un notevole incremento del numero di capi grazie ad importanti interventi messi in atto dalla Regione Marche a sostegno dell’allevamento di questi esemplari e grazie all’impiego in numerose attività agricole”.
Le opinioni a confronto
Aacc sottolinea le ripercussioni economiche sui lavoratori se venisse approvata la proposta: “La filiera di carne equina genera economia e posti di lavoro, dall’allevatore iniziale alle attività commerciali finali che immettono il prodotto sul mercato. In Italia sono presenti vere e proprie industrie di trasformazione che impiegano numerosi operai”. Il proprietario della macelleria Fazi di Pesaro conferma le preoccupazioni: “Ho ereditato la macelleria da mio padre e, fedele alla sua idea, ho sempre venduto solo carne di cavallo. Se passa la legge, saremo obbligati a chiudere o cambiare la nostra identità”. Sul tema, Oipa ha dichiarato al Ducato: “Sarà una transizione culturale che richiederà tempo, ma esistono i modi e i fondi per riconvertire la produzione. Proprio come avvenne con il divieto dell’allevamento per le pellicce”. La proposta di legge prevede che successivamente siano individuate le misure necessarie per “promuovere la transizione degli allevamenti di equidi destinati alla produzione alimentare verso forme di allevamento che tengano conto dello status di animali di affezione” e stanzia 3 milioni di euro.
Un ulteriore problema è legato alle razze equine destinate all’allevamento alimentare, che “se passasse la legge si estinguerebbero”, avverte il proprietario dell’azienda agricola Travagliati di Cantiano. Della stessa opinione Aacc che punta l’accento sul rischio di perdere l’unica razza marchigiana. Netta la replica di Oipa: “Sono gli esseri umani a decidere se una razza è destinata all’alimentazione o no. Nulla vieta che queste razze, sempre create dall’uomo, siano considerate come animali d’affezione”. Della stessa linea il presidente Enpa (Ente nazionale protezione animali) della provincia di Pesaro e Urbino: “Nel 2026 è assurdo che si continui la macellazione equina. Solo l’uomo decide se una razza è destinata all’allevamento alimentare o no. Urge sensibilizzare attraverso le opinioni degli esperti come i veterinari comportamentali per superare le obsolete visioni che riducono gli animali – di qualsiasi razza – a mera carne da macello”.
In merito al rischio di una rete clandestina di carne equina in caso di approvazione della legge, Taccani replica: “Esiste già una filiera clandestina: starà alle istituzioni, autorità giudiziaria e alle forze dell’ordine prevenire e reprimere questa piaga”.




