di EMANUELE DONATI
Siamo giunti al quarto anniversario di un conflitto che ha ridefinito i confini dell’Europa e la resistenza di un intero popolo: millequattrocentosessanta giorni di sirene e trincee. Davide Maria De Luca, ex praticante dell’Ifg di Urbino, oggi collaboratore del quotidiano Domani dall’Ucraina e autore del podcast “Guerra” di Internazionale ha raccontato al Ducato la sua esperienza sul campo.
Dal punto di vista mediatico, com’è la situazione attuale in Ucraina? È cambiata nel corso di questi 4 anni?
“In Ucraina rimane in piedi sostanzialmente quella che chiamano la maratona unificata, ossia la decisione di riunificare quasi tutti i principali canali televisivi del paese in un’unica maratona di notizie che viene piuttosto strettamente controllata dal governo. È un tema su cui ci sono molto spesso critiche, lamentele da parte degli stessi giornalisti, da parte di figure della società civile ucraina e dell’opposizione”.
“Lo strumento che gli ucraini usano per informarsi è soprattutto Telegram. Molto spesso leggono proprio i soldati e quello che scrivono sui canali Telegram per sapere come va il conflitto. Qui ovviamente c’è molta più apertura e libertà di discussione. In questi ultimi mesi, anche le voci di chi è esausto, di chi non riesce più a far fronte allo stress causato dalla guerra, di chi ormai forse accetterebbe anche condizioni per farla finire. Cose che, fino a poco tempo fa, erano ritenute inaccettabili”.
Dopo 4 anni, dal punto di vista umano e quindi della tua figura professionale, com’è vivere un conflitto così lungo?
“Vivere il conflitto non è solo una questione di sopravvivenza fisica, ma di lenta erosione mentale che colpisce anche chi, per mestiere, ha il “privilegio” di poter osservare e poi andarsene. Il corpo umano, dopo quattro anni, ha sviluppato riflessi condizionati che raccontano uno stato di allerta perenne”.
“È come se il corpo si fosse un po’ abituato a stare in una situazione di ansia, di pericolo e quindi ha sviluppato dei meccanismi più sensibili e più efficienti per farci stare allerta. Le nostre spalle si fanno più strette, la nostra pelle si fa più sottile, è più facile innervosirsi, farsi prendere dal panico. Immaginate cosa possa voler dire per la popolazione ucraina che invece da questo paese non se ne può andare. Soprattutto dopo questo inverno che è stato ed è ancora durissimo per molti ucraini, senza luce, senza riscaldamento. Vediamo che veramente le persone sono al limite, ma non ancora al punto di rottura”.
Com’è la situazione attuale in Ucraina?
“Il 2025 è stato un anno difficile per l’Ucraina a causa di due grandi crisi: la mancanza di soldati con cui riempire i vuoti che le perdite causano e i numerosi bombardamenti strategici che la Russia ha inflitto alla rete energetica ucraina, lasciando al freddo grande parte della popolazione. Nonostante ciò, la Russia non è riuscita a sferrare il colpo decisivo che molti analisti temevano un anno fa. Il 2025 è stato anche un anno in cui le cose per la Russia sono andate molto peggio di quanto ci si potesse aspettare. In tutti i settori chiave i loro progressi sono stati molto inferiori alle aspettative. Di fatto a Pokrovsk si combatte ancora, i russi non hanno ancora completamente conquistato Chasiv Yar e gli ucraini hanno riconquistato Kupiansk”.
“Possiamo dire che l’Ucraina sta effettivamente perdendo questa guerra, nel senso che è l’Ucraina che dovrà fare delle concessioni. Però la Russia non sta certamente vincendo né alla velocità che certamente Putin desidera, né a quella che noi stessi ci aspettavamo anche soltanto un anno fa”.




