Viaggio in Siria “il giorno dopo” Assad. Il racconto della giornalista Asmae Dachan

La scrittrice del libro Asmae Dachan e la direttrice dell'IFG Lella Mazzoli
di CHRISTIAN REGIS

URBINO – “Sono entrata in Siria il 27 dicembre 2024, diciannove giorni dopo la caduta di Assad”. Così si apre il racconto della giornalista italo-siriana Asmae Dachan, che si è avventurata nel cuore di un Paese devastato dalla guerra civile e dalla dittatura, per testimoniare cosa resta tra quelle macerie. Dachan ha presentato alla biblioteca del Duca, a Palazzo Ducale, il suo nuovo libro Siria, il giorno dopo. L’autrice, durante la presentazione, ha dialogato con Lella Mazzoli, direttrice dell’Istituto per la formazione al giornalismo.


La presentazione del libro "Siria, il giorno dopo"
La presentazione del libro “Siria, il giorno dopo”

Al centro del dialogo, i rapporti umani intrecciati dalla giornalista durante il suo viaggio in Medio Oriente: “Quando sono arrivata, una donna mi ha offerto un pezzo di pane. Era l’unica pagnotta che aveva. L’ho conservato fino a quando non è ammuffito, poi l’ho mangiato lo stesso, per rispetto verso la generosità di quella donna”. Un viaggio iniziato in Turchia nascondendo l’identità di giornalista per evitare controlli più serrati al confine. Da Jiza, la città di Hamza al-Khatib – torturato e ucciso a undici anni – a Dar’a; da Darayya a Sednaya, “la macelleria umana di Assad”; da Damasco, dove la guerra sembra non esserci mai stata, a Ghouta, Homs e Hama, Idlib e infine Aleppo, terra d’origine della scrittrice.

Il ruolo della Siria oggi

Al Ducato Dachan ha raccontato della posizione della Siria nell’attuale scacchiere geopolitico mediorientale dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti al regime degli ayatollah: “La Siria non ha un vero e proprio ruolo in questa guerra, ma ne deve affrontare le conseguenze umanitarie. Il paese si trova a gestire l’ondata di migranti che, durante la caduta di Assad, si erano rifugiati in Libano e che ora – spinti dagli attacchi israeliani e dalla repressione di Hezbollah – stanno tornando”. Anche i rapporti con la Russia di Putin sono cambiati: “La gente sperava che, caduta la dittatura alleata di Mosca, l’amicizia con la Russia si sarebbe interrotta. Così non è stato”.

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