Restare, partire, tornare a Urbino. Le scelte dei quarant’anni della classe 1985

La reunion della classe 1985 di Urbino
di ELISA MATTA

URBINO – New York, Bali, San Paolo, Lisbona: sono solo alcune delle destinazioni che gli urbinati classe 1985 hanno scelto per stabilirsi. Si sono riuniti a dicembre 2025 nella città ducale per festeggiare un’età “tonda”: 85 quarantenni, per condividere esperienze, ricordi, vecchie e nuove passioni. Il Ducato li ha cercati e ha raccolto le loro storie: chi ha deciso di rimanere a Urbino, chi invece è andato via e perché e se riesce a immaginare un ritorno nella sua città natale.

Sara: “Viaggio per il mondo cavalcando le onde”

La schiuma delle onde collega Tenerife, Bali, l’Australia e il Portogallo: una tavola da surf accompagna Sara Bolognini per tutto il mondo, inseguendo l’adrenalina. “Ho iniziato con lo snowboard – ricorda Sara – perché quando studiavo scienze motorie a Urbino ci portavano a fare la settimana bianca a Carpegna e sul Monte Nerone. Dopo la laurea magistrale ho fatto una vacanza alle Canarie e lì ho visto tutte le persone che surfavano. Ricordo di aver pensato ‘Fanno la stessa cosa che faccio io, ma al mare’ e così ho deciso di provare anche io. L’acqua, poi, è sempre stata il mio elemento”.

“Da lì, ho inseguito le onde in tutti i mari del mondo: ho fatto l’istruttrice in Australia e in Nuova Zelanda, poi dopo un infortunio al ginocchio ho dovuto prendere una pausa. Appena ho potuto, sono andata in Portogallo, dove vivo ancora per sei mesi all’anno: gli altri sei li passo in Indonesia, fra Bali e le isole Mentawai”.

Sara surfa sul mare dell’Indonesia

“Peccato che Urbino non sia sul mare – ride Sara -, altrimenti verrei più spesso. Ho bisogno dell’acqua e delle palme per stare bene.” Nonostante il meteo avverso, Sara torna sempre volentieri: “Prendo la macchina dal Portogallo e guido fino a Urbino. Sono sempre contenta di ritrovare le compagnie di una volta, mi accorgo che mi trattano come una di loro e non come una straniera. E vivendo all’estero vedo che questo è molto raro: i miei amici di altri Paesi tornano meno a casa.”

“Quando torno sono molto contenta, faccio le mie camminate, vado sempre alle Cesane con il cane e i miei genitori, però non riuscirei a vivere in una realtà così diversa. Sto bene solo vicino al mare”.

Giacomo: “Ho lasciato Urbino a 22 anni e ora vivo come un americano”

Giacomo Magnanelli vive a New York, poco fuori Manhattan, insieme a sua moglie Angela e ai loro tre figli. “Mi sono innamorato degli Stati Uniti – racconta – come è successo a tanti, dai film. A Urbino ho iniziato l’università, ma non sono mai stato uno studente modello. Così ho lasciato gli studi, ho iniziato a lavorare nell’azienda di consulenza di mio padre e un anno dopo sono partito per New York, prima per una vacanza e poi mi ci sono stabilito definitivamente”.

Giacomo, Angela e i loro figli davanti all’albero di Natale del Rockefeller Center di New York

“Torno a Urbino una o due volte l’anno: a novembre scorso ho compiuto 40 anni e ho voluto festeggiare qui insieme alla mia famiglia americana. Mia moglie, nonostante fosse già stata in Italia diverse volte, è rimasta affascinata da Urbino e mi ha chiesto perché non gliela avessi fatta vedere prima. Ma soprattutto ciò che mi piace di più quando torno è vedere che è rimasta la stessa città in cui sono cresciuto: tutto è rimasto come prima, ed è proprio questo che la rende speciale”.

“Tornare a vivere a Urbino? Me lo chiedono spesso, soprattutto i vecchi amici. A oggi non credo che lo farei, perché negli Stati Uniti ho più opportunità e stimoli. Mi piacerebbe tornare magari per godermi la pensione in un posto più tranquillo rispetto a New York, dove tutti corrono sempre da una parte all’altra. Penso però che se Urbino si aprisse di più al turismo attirerebbe molte persone dall’America; e anche io vorrei invogliare chi vive negli Usa a conoscere una parte d’Italia che viene vista poco”.

Veronica: “Sono partita e ho girato il mondo, poi sono tornata in Italia”

“Ho fatto le scuole a Urbino, tutta la mia famiglia lavora nell’Università” racconta Veronica Campogiani, che oggi lavora nel marketing a Milano. “I miei genitori mi hanno sempre spronata a uscire, a vedere il mondo, e così a 18 anni mi sono trasferita a Milano e ho studiato lingue straniere per lavorare con le aziende. Ho sfruttato ogni opportunità per viaggiare: ho fatto l’Erasmus a Siviglia e la ragazza alla pari negli Stati Uniti, poi ho vinto una borsa di studio per studiare all’Università di Sydney per un anno”.

Nel 2011, una svolta: “Dopo uno stage, l’azienda per cui lavoravo a Milano mi mandò a San Paolo in Brasile” continua Veronica. “All’epoca il Brasile era ancora un’economia emergente e io facevo consulenza per aziende italiane che volevano investire lì. Purtroppo dopo qualche anno c’è stato un periodo di grandi agitazioni e sommosse popolari, il Brasile non era più un Paese considerato attrattivo. Così, dopo quattro anni sono tornata in Italia”.

Veronica sulla spiaggia di Ipanema a Rio de Janeiro

E Urbino? “Torno sempre volentieri, almeno ogni due-tre mesi. Il problema – dice Veronica – sono i trasporti. A Milano posso partire un weekend a Madrid e un altro a Vienna, qui ovviamente no. Sono felice di tornare a Urbino, ma è faticoso e con i ritmi del mio lavoro spostarsi mi porta via molto tempo. In una città isolata, una persona che ama viaggiare come me si sente in trappola. È anche per questo che sono andata via: avevo voglia di partire e di vedere il mondo là fuori. Però questa Pasqua la passerò qui”.

Nonostante tutto, Urbino rimane la città del cuore per Veronica: “Quando torno qui sto bene, mi sento rinascere fuori dai ritmi della metropoli: le persone sono più accoglienti, anche quando arrivo all’improvviso non ho bisogno di organizzarmi per incontrare i miei amici storici”.

Luca: “Sono rimasto per amore della musica”

Luca Silvestrini ha deciso di rimanere a Urbino, dove ha conseguito la laurea in ingegneria meccanica. Adesso insegna nel laboratorio di meccanica all’Istituto tecnico industriale “E.Mattei”, ma la sua passione, ciò che lo ha spinto a voler restare all’ombra dei torricini di Palazzo Ducale, è la musica. Luca infatti ha iniziato alle scuole medie a suonare il pianoforte, per poi passare agli strumenti a fiato: prima, a 15 anni, il trombone e dopo pochi mesi il basso-tuba, strumento con cui si è diplomato al conservatorio di Pesaro e che ora suona nelle bande della provincia.

“Avrei potuto emigrare, ma non l’ho fatto” racconta Luca al Ducato, “sono troppo legato al territorio e agli eventi che si organizzano qui, faccio parte anche della compagnia dialettale urbinate. La musica è sempre stata al mio fianco, anche perché suono uno strumento molto impegnativo e richiesto da tutte le bande: siamo solo in tre in tutta la provincia. Sono anche un baritono e nei cori polifonici mi cercano di continuo. La musica mi ha sempre addolcito l’anima”.

Luca Silvestrini con il suo bassotuba alla festa dei ceri di Gubbio

Vedendo i suoi coetanei che uno alla volta partivano lontani dalla loro città natale, anche Luca ha accarezzato questa ipotesi: “L’idea di andare via mi è sempre vagata per la testa. Stare a Urbino significa confrontarsi con una mentalità provinciale e con aziende che, almeno nel campo in cui ho studiato, non offrono gli sbocchi che si potrebbero avere nel nord italia”.

“Capisco chi ha scelto di andare via e lo rispetto” continua Luca, “soprattutto chi è andato via per la mentalità campanilista. Dal canto mio, ho preso casa da poco e qui ho la mia famiglia. Quando i miei amici mi chiedono ‘Silver – come mi chiamano loro – perché non parti anche tu?’, io per un attimo ci penso, ma poi mi ricordo di tutto quello che ho costruito qui”.

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