Marco Rocchi: “Uniurb vuole il cambiamento. Più peso e spazio agli studenti. Ora in Regione per i fondi”

Il rettore dell'Università di Urbino, Marco Rocchi

URBINO – I numeri pre-ballottaggio sono stati confermati: i voti di chi aveva scelto Berta Martini sono confluiti su Marco Rocchi, nuovo rettore dell’Università di Urbino. Una comunità che ha votato per il cambiamento, sostiene. L’astensione degli studenti però preoccupa, a loro promette nuovi spazi e attenzione. Tra le prime cose da fare cita l’incontro urgente con la Regione per intercettare fondi “a cui abbiamo un po’ rinunciato ad attingere”. Infine: ponti verso chiunque voglia collaborare “ma io sto sulla mia sponda, altrimenti sarei stato la continuità”.

Quali sono i pensieri a pochi minuti dalla vittoria?

Siamo a una svolta, a un bivio del nostro ateneo. L’orgoglio più grande non è tanto la forza del risultato, che naturalmente mi rende fiero, ma è la enorme partecipazione al voto. E questo significa che la comunità di Uniurb c’è, ci tiene a questo ateneo e vuole lavorare per cambiare.

Il rettore neoeletto Marco Rocchi (a sinistra) e il rettore uscente Giorgio Calcagnini

E come commenta il voto, anzi l’astensione degli studenti?

Credo che volessero mandare un segnale. Io credo anche che la rappresentanza studentesca vada aumentata, perché ogni singolo voto finisce per pesare tanto — se ci pensate, molto più di un docente — e un voto così compatto diventa identificabile. E questo non va bene.

Si prospettano anni complessi per le università in tutta Italia. Il suo è un lavoro importante, ma anche difficile.

Bisognerà tirare fuori competenze e anche fantasia per trovare le strategie migliori. Ci muoviamo su un mercato complesso e dobbiamo guardare quali sono le lauree che richiede. Noi abbiamo degli esperti di marketing nel nostro ateneo, li metteremo al lavoro.

Qual è la prima cosa che farebbe per modificare la giornata di uno studente?

Trovare degli spazi di aggregazione spontanea. Una volta c’erano. Non voglio pensare al ’68 o al ’77 — anche se non sarebbe scandaloso — però occorrono degli spazi in cui gli studenti abbiano la possibilità di incontrarsi anche al di fuori delle semplici aule studio.

Chi sarà la prima persona che vorrà incontrare per un colloquio faccia a faccia?

È doveroso andare a incontrare il magnifico rettore uscente. Poi la mia prorettrice vicaria (Berta Martini, ndr). E poi io da giovedì apro i dossier e vedo dove cominciare a muoverci. Un incontro lo voglio fare in Regione. È un incontro importante.

Per quale motivo?

Per la Regione passano scelte politiche e passa anche tanto flusso di fondi a cui abbiamo un po’ rinunciato ad attingere. E quindi bisogna dialogare con la Regione senza guardare le parti politiche. Il rettore non è in questo caso Marco Rocchi, il rettore è quello con la toga che parla col presidente della Regione, che parla con il sindaco e così via. Dobbiamo mantenere i rapporti istituzionali con tutti.

Qual è la prima cosa che farà il primo novembre?

(Ride) Il primo novembre è festa, quindi probabilmente starò a casa! Il 2 novembre onori ai defunti. Battute a parte, poi mi metterò al lavoro. La prima cosa che farò è aprire i dossier. Quindi: come siamo messi col bilancio, con le spese del personale, col piano di reclutamento?

Pensa di prendere qualche idea dal suo sfidante Boccia Artieri?

Io prendo le idee da tutti dove le idee sono buone. Io credo che noi abbiamo bisogno di una cosa: di ricostruire dei rapporti. Cioè, questa campagna che è stata molto polarizzata inevitabilmente crea delle fratture, che vanno ricomposte immediatamente. Io sono disponibile a gettare ponti, ma sto su una sponda. Vediamo se dall’altra c’è la disponibilità a fare la loro metà, ma io dialogo con tutti.

Lei ha fatto una campagna elettorale imperniata sulla parola “cambiamento”, “discontinuità”. Ecco, questo si rifletterà anche in una piazza pulita a livello di prorettorati e di deleghe?

Io non parlerei di piazza pulita. Se c’è qualcuno che ha delle competenze, che è disposto a lavorare e rientra nel mio progetto, io non ho nessun problema. Però è chiaro che non ho intenzione di prendere la vecchia squadra e farla mia, perché altrimenti sarei stato la continuità. Ma la discontinuità non è tanto nei nomi, quanto nel metodo.

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