di CARLA DELLE VEDOVE
URBINO – “Mi fa ridere che si parli di discontinuità. Rocchi e Martini, come me, fanno parte dell’attuale governance” afferma Giovanni Boccia Artieri, candidato rettore dell’Università di Urbino ora al ballottaggio contro lo sfidante Marco Bruno Luigi Rocchi. È proprio la discontinuità il tema su cui sta puntando quest’ultimo insieme a Berta Martini, candidata al primo turno e ora sua possibile prorettrice vicaria nel caso in cui venisse eletto: i due hanno annunciato sui social un patto per vincere la corsa al rettorato. “La discontinuità sta nel voler applicare un metodo di lavoro nuovo che sia basato su dati, trasparenza e condivisione. Aspetti che oggi mancano alla governance” afferma Rocchi. Governance che, secondo Martini, sostiene Boccia Artieri.
Boccia Artieri e Martini sono attualmente prorettori nel gruppo di lavoro con a capo il rettore Giorgio Calcagnini. Il primo si occupa di Didattica, comunicazione interna ed esterna e inoltre dirige il Centro LaRiCA – Laboratorio di Ricerca sulla comunicazione avanzata. La seconda lavora nella Programmazione del personale docente e processi di assicurazione della qualità ed è direttrice del Dipartimento di Studi umanistici. Rocchi invece è direttore del Dipartimento di Scienze biomolecolari.
Al primo turno Boccia Artieri ha ottenuto il 34,6% delle preferenze ponderate, Rocchi il 32,44% e Martini il 28,48%, non passando al ballottaggio. Subito dopo le votazioni Rocchi ha commentato le votazioni dicendo che “il risultato premia la volontà di cambiamento di questo ateneo” e che “la continuità si ferma al 34%”. Il riferimento è a Boccia Artieri la cui candidatura “è stata sostenuta dalla governance”, spiega Martini: “Ne ho fatto parte e ho conosciuto l’ateneo. Io e Boccia Artieri siamo stati entrambi prorettori, ma ho scelto di scendere in campo e fare la mia corsa da sola. Questo anche per garantire la massima pluralità possibile alle elezioni attraverso un confronto a tre plurale e aperto, che c’è stato. L’esito elettorale dimostra una volontà di cambiamento, altrimenti ci sarebbe stato un risultato maggioritario su Boccia Artieri”.
Due visioni di discontinuità
Ora Martini e Rocchi hanno trovato “una convergenza programmatica” e correranno insieme. Per Rocchi la discontinuità si concretizza nella nuova gestione dell’ateneo in cui le scelte si basano su dati precisi: “Ci sono colleghi che si occupano di indagini di mercato per le aziende utili per poi prendere decisioni strategiche: facciamolo per l’ateneo. Capiamo cosa chiede il mercato del lavoro e puntiamo su quello”. Un approccio diverso da quello della governance Calcagnini, spiega: “È il 3 ottobre e non abbiamo ancora i dati ufficiali delle immatricolazioni. Come si fa per organizzarsi e definire una strategia? Non vengono forniti perché mancano trasparenza e condivisione”.
Secondo Rocchi la differenza sta anche nella presa delle decisioni: “Non bisogna chiedere alla base cosa vuole e fare esattamente quello. Il rettore deve ascoltare, avere la percezione di cosa sente la comunità, fare un’analisi e decidere cosa fare, poi spiegare le proprie azioni”. Per Martini, la discontinuità consiste anche nel “riprendere la fiducia e la compattezza di tutto il personale tecnico amministrativo; far ripartire la programmazione del reclutamento del personale docente” e “garantire supporto ai ricercatori, per essere competitivi anche su questo asset cruciale per l’ateneo”.

Ricollegandosi al concetto di discontinuità, Boccia Artieri propone la propria visione: “La mia idea di discontinuità prevede una governance formata da una nuova generazione di persone. Sono cresciuto dentro una cultura universitaria concentrata sulla ricerca, basata sul contrasto al precariato e su un modello di università equa e sostenibile, profondamente giusta: intendo portare questa cultura nella mia governance”. Boccia Artieri vuole anche smontare quella che definisce una “fake news”: “Si pensa che se ci sono io rimane l’attuale direttore generale Alessandro Perfetto. Lui ha un contratto che dura ancora un anno, ma potrebbe anche andare via prima. Io penso già alla direzione generale che verrà dopo, anche perché rimane poco tempo”.
Il rapporto con il Comune e gli altri atenei
Boccia Artieri riporta l’ordine anche riguardo a quella che ritiene un’altra “fake news”, collegandosi all’ipotesi della fusione dell’ateneo di Urbino con altre università marchigiane che nei mesi scorsi aveva scatenato il dibattito, anche con il Comune di Urbino: “Non c’è nessun progetto di fusione o sudditanza rispetto ad altre università. Ci sarà collaborazione”. Anche Martini e Rocchi condividono la volontà di lavorare con altri atenei, ma senza alcun tipo di federazione.
I tre candidati propongono poi di ricucire i rapporti con Comune di Urbino, con cui recentemente c’erano state alcune divergenze non solo sull’idea di fusione tra atenei, ma anche su alcuni accordi che secondo il sindaco Maurizio Gambini non sarebbero stati rispettati, come nel caso del rinnovamento del polo di Scienze motorie. Proprio il dialogo con Comune, Provincia, Regione e associazioni di categoria è al centro dell’idea di ateneo di Rocchi, una priorità su cui spiega di aver già iniziato a lavorare confrontandosi con le istituzioni: “Bisogna superare la frizione tra ateneo e Comune che ha contraddistinto l’ultimo periodo e per fare questo bisogna incontrarsi, mettere da parte il passato e ricostruire. Quando il rettore parla al sindaco non è l’uomo che parla all’uomo, ma un’istituzione all’altra”. Anche per Martini riprendere il confronto con il Comune sulle questioni rimaste in sospeso è una prova concreta della volontà di andare avanti. Simile l’opinione di Boccia Artieri: “Finisce un rapporto e inizia uno nuovo con la Città e la Regione. Sarà basato sulla collaborazione e si lavorerà insieme su temi comuni con gruppi di lavoro e tavoli”.




