di LUCA BAGNARIOL
URBINO – Islam, cristianesimo e ebraismo: le tre grandi religioni monoteiste si incontrano sul palco della quattordicesima edizione del Festival del giornalismo culturale di Urbino. Al centro del confronto, la necessità di superare le divisioni identitarie e rilanciare il dialogo tra le diverse fedi. A discuterne, nello spazio dedicato alla geopolitica delle religioni, sono la storica Anna Foa, l’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini (vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana) e i monsignori Antonello Mura e Sandro Salvucci (rispettivamente presidente della Conferenza episcopale sarda e arcivescovo di Pesaro e Urbino).
Il confronto si inserisce in un clima politico segnato da nuove tensioni attorno alle identità religiose. Da un lato, la Lega e Futuro nazionale rilanciano, da destra, la retorica dell’incompatibilità tra Islam e cultura occidentale; dall’altro, il disegno di legge contro l’antisemitismo, già approvato dal Senato, solleva interrogativi sul confine tra contrasto all’odio antiebraico e libertà di critica nei confronti di Israele. In questo contesto, dalla Sala del Trono di Palazzo Ducale si afferma la necessità di riavvivare il dialogo interreligioso, nel nome degli esempi di San Francesco e di Giovanni Paolo II.
Da San Francesco ad Assisi, la storia del dialogo
Guidati dall’editorialista dell’Avvenire Alessandro Zaccuri, i protagonisti del panel viaggiano tra i secoli e ripercorrono alcune delle tappe fondamentali dell’incontro tra le tre religioni. Pallavicini sottolinea l’eccezionalità dell’incontro tra San Francesco e il sultano Malik al-Kāmil: il primo momento di confronto diretto tra islam e cristianesimo, nel pieno della quinta Crociata. Un incontro in cui “due uomini hanno fatto prevalere il senso dello spirito” e la volontà di incontrarsi, spiega l’imam, andando oltre i pregiudizi dominanti dell’epoca e il clima della Guerra Santa.
Con Foa e Salvucci, l’attenzione si sposta al secolo scorso, in particolar modo al Concilio Vaticano II e all’incontro interreligioso di Assisi del 27 ottobre 1986, quando 63 leader spirituali si riunirono per pregare per la pace. “Io sono cresciuto con la speranza che la pace fosse alla portata”, ricorda l’arcivescovo di Pesaro e Urbino che quando decise di raggiungere la città umbra per partecipare a quell’incontro era appena entrato in seminario.

Una speranza che oggi sembra vacillare, a causa “del conflitto in Medio oriente e del genocidio in corso a Gaza”, spiega Foa, e di un “clima politico culturale che ruota attorno ad un irrigidimento identario”, secondo monsignor Mura. Secondo Salvucci, a mancare oggi sono i mediatori, da lui indicati come “persone che hanno la capacità di mettersi in mezzo e di far incontrare le persone”. Per Mura: “Le radici cristiane dell’Europa sono state strumentalizzate per erigere barriere nel continente. Ci chiudiamo nei nostri ambiti ristretti per evitare di metterci in gioco”. Gli ospiti concordano sul fatto che solo attraverso un nuovo incontro diretto, fatto di sguardi e strette di mano, si possa tornare ad una feconda stagione di dialogo interreligioso.
Il dialogo riparta dalle persone
Come rilanciare, allora, il confronto tra le religioni? Per Pallavicini, occorre partire dalle comuni radici nel “monoteismo abramitico”, riconoscendo e rispettando le differenze che caratterizzano le tre tradizioni religiose. “Bisogna abbandonare quella pretesa di essere gli unici detentori della verità, carica di suprematismo bianco e violento, che oggi anima il nord dell’Occidente”, conclude l’imam milanese.
“Non sono i grandi sistemi che uniranno le grandi tradizioni religiose nel dialogo, ma saranno le persone”, spiega Mura, che ripone tutte le sue speranze in una rinascita dell’incontro con il prossimo. “Il nostro incontro ha un valore simbolico, anche se non decidiamo nulla, sia per chi ci guarda che in noi stessi – conclude -. C’è bisogno di gesti coraggiosi e dobbiamo invocarli con forza”.




