di LUCA BAGNARIOL
URBINO – “L’umanesimo è il più grande contributo che l’Italia ha dato alla civiltà universale”. Dopo aver dedicato una delle dodici puntate della nuova stagione di Una giornata particolare alla figura di Raffaello, Aldo Cazzullo torna a Urbino per chiudere la quattordicesima edizione del Festival del giornalismo culturale. Un’edizione ricca di soddisfazioni per gli organizzatori – dai direttori Giorgio Zanchini e Lella Mazzoli al presidente Pietro Dorfles -, che già guardano al prossimo anno, dove ci si concentrerà sul tema dell‘”attenzione” e dell’ “utilizzo consapevole del nostro tempo”.
Mentre i torricini di Palazzo ducale sprofondano nel buio della notte, l’editorialista del Corriere della Sera guida il pubblico in un lungo viaggio attraverso i secoli del Rinascimento, direttamente nelle sale di uno dei centri propulsivi più importanti di quel movimento culturale e artistico che ha visto l’Italia tornare al centro del mondo.
L’ode a Raffaello e a Palazzo Ducale

“Il talento di Raffaello aveva bisogno di un terreno fecondo in cui svilupparsi: terreno che ha trovato nel Ducato di Urbino”. Un piccolo estratto in anteprima esclusiva della puntata dedicata al pittore urbinate, dove scorrono le immagini delle colline che dominano il nostro paesaggio e delle meraviglie dello studiolo di Federico da Montefeltro, introduce l’ospite d’onore della serata di chiusura, accolto dagli applausi di tutta la sala.
“Pensate come sia fortunati ad essere qui stasera, in uno dei luoghi più belli del mondo”, esordisce Cazzulo mentre continua a narrare le gesta di Raffaello. “Un uomo che piaceva a tutti – spiega -, da Donato Bramante ai papi Giulio II e Leone X“, che “dipingeva opere straordinarie ricordando le meraviglie che aveva incontrato proprio dentro Palazzo ducale”.
Si passa poi al racconto dell’epopea del Rinascimento italiano, che comincia a partire dal Mosè di Michelangelo. Un volto che splende (“Solo Michelangelo poteva far splendere il marmo”, puntualizza, perché irradiato dall’incontro con Dio). “Adesso che stanno progettando un mondo post-umano – prosegue il giornalista, guardando ai nostri giorni – dove l’uomo sarà sostituito dall’intelligenza artificiale, l’umanesimo di Michelangelo, che riconosce a ogni uomo pari dignità, rappresenta un antidoto formidabile”. L’invito che arriva dal palco è di mantener vivo lo spirito di curiosità che ha fatto grande il Rinascimento italiano, riuscendo a piegare lo sviluppo tecnologico alle necessità dell’umanità.
Un viaggio tutto italiano
Sullo schermo scorrono le immagini di alcuni dei capolavori che hanno illuminato quel periodo storico. Cazzullo si sofferma sulla Gioconda di Leonardo da Vinci, “un uomo che ha cercato dappertutto”, afferma, intuendo la centralità del Sole nel nostro sistema solare e anticipando di secoli alcune innovazioni tecnologiche. Il quadro simbolo del Rinascimento italiano viene vivisezionato, raccontando l’ossessione che il pittore toscano provava per questa tela.

Da Leonardo si torna a Michelangelo, mentre la spiegazione muove da Urbino in direzione di Roma e Firenze. Le immagini del Giudizio universale rapiscono lo sguardo del pubblico in sala, mentre Cazzullo cita la descrizione di Caronte data da Dante nella Divina Commedia. Poi è il turno nuovamente di Raffaello e di Caravaggio, “l’opposto del maestro urbinate”, secondo il giornalista. Dal mondo dell’arte si passa a Cristoforo Colombo. “Per la nostra generazione Colombo è il simbolo dell’uomo che va oltre l’orizzonte, per quella di mia figlia è il simbolo del colonialismo e della conquista”, spiega Cazzullo.
Il viaggio nella grandezza italiana si chiude evocando l’immagine del rogo di Giordano Bruno e l’abiura di Galileo Galilei, uomini che avevano provato a sfidare le convinzioni del loro tempo nel nome della scienza e che hanno pagato a caro prezzo lo scontro con l’Inquisizione e la Chiesa cattolica. Il racconto di Cazzullo si chiude sulla figura di Ulisse, narrato con le parole di Dante, Francesco Guccini e Christopher Nolan, a dimostrazione del fascino eterno che l’eroe omerico continua ad avere sulla nostra società. La sala esplode in un applauso, mentre cala il sipario sul Rinascimento.




