di ELISA MATTA
URBINO – Il bilancio di fine sessennio sorride al rettore uscente Giorgio Calcagnini che si appresta a lasciare il testimone a Marco Rocchi. I numeri presentati restituiscono un quadro complessivamente positivo, nonostante le difficoltà legate alla gestione dell’ateneo durante la pandemia di Covid-19. L’offerta formativa si è ampliata con l’introduzione di nuovi corsi, mentre sul fronte della ricerca sono aumentate le pubblicazioni su riviste scientifiche, comprese quelle di fascia A, che nel 2025 hanno raggiunto i livelli più alti dal 2021. L’ateneo ha chiuso ogni esercizio in attivo, nonostante l’aumento delle spese, cresciute di 26 milioni di euro a fronte di un incremento delle entrate di oltre 17 milioni. In tutti gli anni del sessennio, tuttavia, l’avanzo di bilancio è risultato inferiore rispetto al 2020.
Uniurb alla prova delle telematiche
La nota dolente, quella che pone più domande ai vertici dell’Università, riguarda il numero di studenti: gli iscritti sono in costante calo dal 2022, mentre nel 2025 le immatricolazioni hanno mostrato una leggera ripresa. “La diminuzione degli iscritti deriva anche dalla carenza di offerta online – commenta Calcagnini – perché abbiamo scelto di essere un’università in presenza. Abbiamo voluto potenziare e aggiornare l’offerta formativa, per esempio con i corsi di ingegneria“.
Il pensiero va poi alla concorrenza degli atenei online: “Stiamo perdendo la guerra con le università telematiche e questo anche perché Uniurb non offre un corso di medicina. In questi anni i corsi in ambito sanitario sono esplosi perché è anche cambiato il metodo di accesso a medicina con il semestre filtro e questo ci ha penalizzato“.




