di ELISA MATTA e CHRISTIAN REGIS
URBINO – Non poteva esserci palco più adatto del teatro di Urbino per rappresentare La Fornarina. La sposa segreta di Raffaello, uno spettacolo sulla storia dell’amata e musa del pittore rinascimentale.

L’opera è ispirata a uno dei più noti dipinti del maestro urbinate, La Fornarina appunto, che ritrae quella che fu la donna amata da Raffaello durante il suo periodo romano. Sebbene non ci siano certezze sulla sua identità, gli storici dell’arte sono per lo più concordi nell’identificarla con Margherita Luti, detta Ghita, figlia di un fornaio di Trastevere. La donna fu modella del pittore anche in altre opere, come La Velata. Il dipinto venne custodito da Raffaello nella sua casa fino alla sua morte, sopraggiunta lo stesso anno della sua realizzazione.

Lo spettacolo è interamente interpretato da Giulia Bellucci, che con una scenografia essenziale, fatta di una manciata di teli e sgabelli, porta in scena un amore sofferto e autentico. L’attrice interpreta tutti i personaggi presenti sulla scena, dal padre autoritario della protagonista, che la traveste da maschio per non renderla preda di spasimanti, a Giulio Romano, allievo della bottega di Raffaello che porta Ghita alla corte del pittore. Con una grande padronanza del palco, del movimento e dei registri linguistici – che variano dal dialetto romano, a quello più tipicamente marchigiano fino anche al napoletano e al friulano – l’attrice di Fossombrone restituisce una storia profondamente intima, ricca di pathos ma anche di momenti più leggeri.
L’accoglienza del pubblico è stata quella delle grandi occasioni: teatro pieno e un caloroso, lunghissimo applauso finale, prima del bagno di folla dell’attrice protagonista. Giulia Bellucci ha poi rilasciato al Ducato alcune dichiarazioni sulla sua esperienza.

“Mi diverte da matti interpretare Giulio Romano proprio perché è cattivo”, confessa l’attrice. “Con lui mi sfogo moltissimo. Questo spettacolo è un vero regalo: mi permette di giocare con i personaggi, un’opportunità rara e preziosa per un’attrice.”
Il vero enigma della pièce resta però lui: Raffaello. Nonostante sia il perno della narrazione, il Divin Pittore non mostra mai il suo volto, rimanendo una figura eterea, illuminato da dietro, lasciandone intravedere solo la sagoma. “Volevamo che rimanesse avvolto nel mistero”, spiega Bellucci. “Raffaello è l’Arte stessa, qualcosa che va oltre l’umano e che non si può definire del tutto”.




