di ELISA MATTA
URBINO – Si è aperto il sipario sulla sede che ospiterà l’associazione Urbino Capoluogo in via Mazzini 17, alla presenza del suo presidente Giorgio Londei, il vicario Ferruccio Giovannetti, il sindaco di Urbino Maurizio Gambini e l’ospite d’onore, l’archistar Mario Cucinella. Un incontro attorno al quale si è creata un’atmosfera di festa e soddisfazione, in un’aula gremita dove molti dei presenti sono dovuti rimanere in piedi.
Dopo le parole di soddisfazione di Londei, che ha ricordato la grande crescita dell’associazione fondata nel 2015 – e che oggi conta 2.400 membri – e del sindaco Gambini, ha preso la parola Cucinella, l’architetto incaricato della redazione del nuovo Piano urbanistico.
L’architetto si racconta
Cucinella ha presentato i lavori più rappresentativi della sua carriera, fra cui la biblioteca di Fano e i campus universitari di Chieti e Aosta, basati sull’armonia con la natura e sull’efficienza energetica. Il suo motto è: “Immaginare un mondo dove la bellezza è espressione di sostenibilità”. “L’architetto non è un artista” ha detto Cucinella, “è un esploratore, un interprete del proprio tempo e un ricercatore”. Parla anche di creatività empatica, cioè nella sua visione, la capacità di mettere l’intuito creativo al servizio delle persone che abitano un edificio o, come nel caso del Piano urbanistico, un territorio intero.
Una crescita da festeggiare
“Noi abbiamo precorso i tempi – racconta Londei al Ducato – perché ci chiamavamo Urbino capoluogo già tredici anni fa, ben prima che la città lo diventasse davvero. La gente è molto interessata ai nostri eventi e partecipa: quando abbiamo iniziato eravamo sette soci e adesso siamo 2.400. Abbiamo in programma ancora molti eventi – su tutti, a marzo la proiezione di un documentario realizzato da Paolo Mieli dedicato a Federico da Montefeltro – e crediamo nella scelta dell’architetto Cucinella per valorizzare anche le forze locali nel corso dei prossimi anni, ripercorrendo le orme di Giancarlo de Carlo“.
Alla fine della cerimonia, un brindisi con il vino del Montefeltro servito nei calici decorati dalle incisioni in punta di diamante da Carla Luminati, artigiana della stamperia Ca’ Virginio.




