di NICOLE CIOTTI
URBINO – C’è un muro di burocrazia tra la nuova borsa di studio stanziata dall’Università di Urbino e Youssef (nome di fantasia, per necessità), studente di Gaza che aspetta da dicembre 2025 di vedere approvata la sua richiesta di visto. Le autorità di Gerusalemme non hanno ancora dato risposta e Youssef rischia di essere sostituito da un altro studente. L’Ateneo ha già stanziato 12.000 euro per due anni di studi, un finanziamento che la prorettrice all’internazionalizzazione, Antonella Negri, ha scelto di mettere a disposizione attingendo direttamente dai propri fondi maturati in dipartimento.
Dopo Majd e Dalya, le due studentesse gazawi arrivate a Urbino per iniziare il loro percorso di studi all’università Carlo Bo a ottobre 2025, c’è attesa in Ateneo per sbloccare la terza borsa di studio dedicata agli studenti palestinesi stanziata da Uniurb dall’inizio della guerra. Il Ducato ha parlato con Antonella Negri, responsabile dell’iniziativa, determinata a portare Youssef ad Urbino: “Questo ragazzo ha già fatto richiesta e stiamo lavorando per farlo partire il prima possibile. Potrebbe rivelarsi più difficile rispetto al lavoro fatto per portare qua Majd e Dalya, ma con quello che sta succedendo a Gaza anche gli uomini non sono al riparo da situazioni che spesso risultano forse più compromesse rispetto a quelle di alcune ragazze”.
L’attesa per Youssef
La professoressa Negri descrive un’università dove l’internazionalizzazione ha un volto umano e concreto, che va oltre il semplice dato relativo all’aumento del 76% degli studenti internazionali nello scorso anno accademico. Al centro di questa strategia d’accoglienza c’è oggi Youssef, studente e dipendente di una organizzazione umanitaria che opera a Gaza. È stata la stessa Ong a segnalarlo a Uniurb come potenziale beneficiario della borsa di studio per la sua urgente necessità di lasciare la Striscia. Ad attendere Youssef a Urbino c’è il corso magistale in “Economics and management of cultural resources and territories”.
Il percorso burocratico per condurlo in Italia appare però molto complesso sebbene la borsa di studio sia già finanziata: “Sono quasi due mesi che ha presentato la domanda di visto senza tuttavia ricevere alcun riscontro dagli organi competenti a Gerusalemme”, spiega Negri. L’Ateneo sta valutando come supportare la sua domanda, resa ancora più complicata dall’incertezza sulla riattivazione del canale ministeriale Iupals, che coordina 35 atenei italiani per il reclutamento di studenti palestinesi, lo stesso che ha portato in Italia Majd e Dalya.
Una borsa di studio speciale
La particolarità principale di questa terza borsa di studio risiede nella provenienza del finanziamento: si tratta infatti di fondi che la prorettrice Negri ha maturato nel suo dipartimento attraverso progetti e attività di internazionalizzazione e che ha espressamente richiesto che venissero utilizzati per sostenere un altro studente palestinese. Una scelta sostenuta con entusiasmo dal dipartimento e dal rettore, che, racconta Negri, come lei hanno visto in questo gesto “la volontà di salvare una vita prima ancora di formare un professionista”.

L’idea, racconta Negri, è nata osservando la partecipazione attiva degli universitari di Urbino nell’accoglienza delle prime due ragazze: “C’è stata veramente una gara di solidarietà, abbiamo sentito la partecipazione dei nostri studenti ed è da lì che è nata l’idea di spingerci ancora oltre nonostante gli sforzi”. La borsa di studio destinata allo studente palestinese avrà un valore di 12.000 euro per una durata di due anni.
Il supporto di Uniurb agli studenti gazawi
Come sottolinea la prorettrice, non si tratta di una “operazione di attrattiva” voluta dall’Ateneo, ma della volontà di creare “un incontro che sia innanzitutto umano”. L’Università ha inoltre messo in campo una rete di supporto quotidiano, che va dal “buddy system” con tutor studenteschi dedicati, all’assistenza linguistica immediata fornita dal Centro linguistico d’ateneo. Un intervento, quest’ultimo, reso necessario dopo aver realizzato l’impossibilità per le studentesse di seguire i corsi di italiano online da Gaza, tra blackout e bombardamenti.
Urbino, che “già aderisce alla rete dell’ufficio Onu per i rifugiati politici (Unhcr)” e che in passato “ha stanziato ben 17 borse di studio per studenti ucraini” – dice Negri – dimostra che anche un ateneo piccolo e logisticamente complesso può farsi protagonista di progetti importanti e dal peso internazionale. La professoressa rivendica il valore di questa iniziativa per una realtà come quella di Urbino, specialmente se confrontata con università più grandi e meglio collegate: “Il lavoro che noi abbiamo fatto è stato molto complicato. E credo anche coraggioso”.




