Reale (Tribunale di Urbino): “Molti casi di violenze familiari. E il problema delle droghe è sottovalutato”

di ELISA MATTA

URBINO – Droghe pesanti e leggere, adescamenti online e violenza domestica. Sono queste le preoccupazioni concrete del presidente del Tribunale di Urbino Luigi Reale, che accoglie il Ducato nel suo ufficio dopo tre mesi di attività. Già presidente a Macerata, dove ha lavorato per quasi trent’anni sedendo anche in Corte d’assise, Reale descrive una città in cui i giovani necessitano di crescente tutela e il lavoro della giustizia è limitato dalle carenze di organico.

Dottor Reale, dal momento del suo insediamento a dicembre a oggi, come è cambiata la sua percezione della città?

“Mi sono accorto che è diversa rispetto al tessuto urbano da cui provenivo perché qui mi sono trovato a occuparmi di diverse questioni legate alla famiglia, soprattutto di famiglie disfunzionali. Ci sono stati diversi casi di maltrattamenti in famiglia che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, sono commessi da cittadini italiani tanto quanto da cittadini stranieri. Ho notato anche una particolare fragilità dei minori: ragazzi e soprattutto ragazze che vengono adescati attraverso profili fasulli e convinti a inviare foto intime. E quello che mi stupisce è che non si tratta neanche di un raggiro. Io non so se questo dipenda da qualche insicurezza che paradossalmente porta qualcuno a mostrarsi per guadagnare autostima. Ovviamente questi meccanismi si inseriscono meglio in una famiglia disfunzionale, però anche le famiglie funzionali non ne sono immuni”.

Sul tema della sicurezza urbana che situazione vive Urbino? I reati violenti sono in aumento?

“Penso che il fenomeno che tutti possiamo vedere chiaramente è legato al consumo di stupefacenti. Specialmente circolano hashish, marijuana e cocaina, mentre c’è poca incidenza di droghe sintetiche. Quello delle sostanze è un problema su cui c’è una percezione erronea, nel senso che la pericolosità viene sottovalutata e molti pensano che non siano condotte gravi, per poi sorprendersi delle pene che vengono inflitte”.

Il Tribunale continua a soffrire per il poco personale?

“Non è cambiato molto in questi ultimi tempi rispetto ai problemi di cui parlavamo a dicembre. Sono questioni organiche, che non si risolvono in così poco tempo: bisogna aspettare che venga indetto un concorso, vedere quanti sono i posti destinati a Urbino e infine capire che tipo di personale arriva effettivamente, perché a volte per esigenze individuali o familiari l’organico finisce per ridursi ancora”.

Urbino è emersa come una città poco attrattiva per chi lavora nella giustizia: molto turnover e conseguenti rallentamenti nell’esecuzione dei provvedimenti giudiziari.

“Le persone non restano a lavorare qui perché Urbino non è una città che soddisfa le loro esigenze. In molti per scegliere una città in cui trasferirsi considerano anche elementi come la vita notturna, la vivacità e la possibilità di stabilire connessioni. Urbino in questo senso, oltre a essere un centro piccolo, è anche isolata per la sua posizione geografica che la pone fuori dalle grandi linee di comunicazione. Allo stesso tempo, non credo che sia la città a dover trasformare la sua identità per venire incontro al turismo o alle esigenze dei lavoratori esterni, ma questo è un serpente che si morde la coda: più mancano gli investimenti, più persone se ne vanno; e più persone se ne vanno, più mancano investimenti”.

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