Economia, Pesaro e Urbino: l’export cresce grazie alla meccanica. Crollano mobile e mercato cinese

di MARCO FALLARA

URBINO – Nel primo semestre dell’anno l’export della provincia di Pesaro Urbino segna un +7%, portando le esportazioni provinciali a 943,9 milioni di euro. Un risultato positivo che poggia tuttavia su un unico pilastro: l’aumento complessivo – misurato dal report di Confindustria Pesaro Urbino – di circa 62,8 milioni di euro, coincide quasi interamente con la spinta del settore della meccanica (61,2 milioni). Da sola, questa voce vale circa 657 milioni di euro, quasi il 70% dell’intero export provinciale, e cresce del 10% rispetto ai 595 milioni dell’anno scorso. Dentro questi numeri però si nasconde un calo netto dell’export verso la Cina, -45%, con punte nel mobile, dove il mercato cinese passa da 3,83 milioni ad appena 570 mila euro in un anno.

Arretra ancora il mobile

Tolta la meccanica, il resto delle esportazioni locali arretrano. È il caso del mobile, settore storico del territorio, che scende a circa 74 milioni (-10%). Calano i tre mercati di riferimento: Stati Uniti (-7%, prima destinazione con 14,8 milioni), Francia (-5%) e Germania (-14%), mentre il Regno Unito perde il 35%. Crescono piazze minori come Canada, Svizzera, Russia e Polonia, ma con volumi insufficienti a bilanciare le perdite. L’alimentare, invece, (che vale 26,6 milioni) cresce del 28% grazie a Regno Unito, Corea del Sud e Arabia Saudita. Il tessile-abbigliamento tiene a 28,8 milioni (-2%).

Il quadro regionale

La fotografia dei dati della provincia si inserisce in un quadro regionale (in crescita del 9,2%) dove la tenuta delle esportazioni continua a poggiare sulla spinta determinante del settore farmaceutico e le buone prestazioni della meccanica di precisione, dall’altro le persistenti difficoltà del sistema moda e del comparto casa – arredo. Spiccano i mezzi di trasporto (+72,5%) insieme a computer, apparecchi elettronici e ottici (+17,1%). Le tensioni geopolitiche internazionali, il rallentamento della domanda tedesca e la forte contrazione dei consumi sul mercato cinese rappresentano elementi di criticità comuni a tutti i distretti industriali delle Marche. 

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