Alloggi, trasporti e welfare: le richieste degli studenti di Uniurb al futuro rettore

Studenti all'open day nell'aula magna del polo Volponi
di NICOLE CIOTTI

URBINO – Trovare un alloggio sostenibile, affrontare i costi della mobilità, poter contare su spazi di studio accessibili anche la sera: sono queste le principali preoccupazioni degli studenti che intraprendono il percorso universitario a Urbino. Alla vigilia dell’elezione che individuerà la nuova guida d’Ateneo, la comunità accademica si interroga sul futuro del proprio modello, chiamato a misurarsi con le sfide del presente. Per tracciare le coordinate di questo confronto e restituire centralità al punto di vista di chi vive le aule ogni giorno, il Ducato ha raccolto le voci dei tre rappresentanti degli studenti e delle studetesse: Lorenzo Perlini e Alessandro Andreini, componenti del Senato accademico – l’organo votante che individuerà il prossimo rettore – e Manuele Uscov, presidente del Consiglio degli studenti.

Dalle loro testimonianze emerge una diagnosi condivisa, dove la sostenibilità dell’abitare, l’efficienza dei trasporti, la flessibilità della didattica e il benessere psicofisico rappresentano la misura stessa della qualità dell’Ateneo e della sua funzione sociale. Un appello indirizzato ai candidati alla carica di rettore, in una preziosa occasione per condividere le proprie idee e necessità.

Diritto all’abitare, tra pubblico e privato

Il tema della residenzialità si conferma il primo scoglio per la comunità studentesca urbinate. Pur riconoscendo una buona disponibilità di posti letto pubblici – Urbino ne conta circa 1.500 nei collegi universitari – tutti e tre i rappresentanti sottolineano come i costi crescenti e le criticità manutentive rischino di vanificare questo dato positivo.

Alessandro Andreini (Azione Universitaria) accoglie con favore i recenti passi avanti istituzionali: “Siamo felici di vedere che qualcosa sta finalmente cambiando con l’apertura del nuovo Studentato Montefeltro – dice -, ma non basta: rimane un tema che deve essere affrontato, soprattutto in un periodo in cui il costo della vita è così elevato”.

Sul versante economico, Manuele Uscov (Udu) evidenzia la sovrapposizione tra prezzi pubblici e privati per chi non beneficia della borsa di studio: “Per gli studenti non coperti da borsa di studio, i prezzi vanno ad equipararsi con quelli del mercato privato, dunque non c’è un reale vantaggio”. Uscov fa riferimento allo Studentato Montefeltro, struttura di collaborazione pubblico-privato che dispone di 32 posti per gli studenti borsisti gestiti direttamente da Erdis, mentre i restanti 73 sono a tariffe di mercato calmierate stabilite dai criteri ministeriali, corrispondenti a 400 euro a testa per una stanza doppia e 500 per una singola.

Uscov sottolinea inoltre la necessità di affrontare l’annosa questione degli studenti che alloggiano senza contratto, “in nero”: “Servono norme più restrittive e contratti legali tutelati dalle sigle sindacali per guidare gli studenti a una scelta consapevole”. Gli fa eco Lorenzo Perlini (Udu), che ribadisce il valore politico dell’intervento pubblico ed evoca la collaborazione con i sindacati degli inquilini per fissare standard di qualità: “Il diritto all’abitare deve andare in concordanza con quello che è il diritto allo studio”.

Il diritto alla mobilità negato

La geografia di Urbino e la mancanza di collegamenti ferroviari diretti trasformano la mobilità in un fattore di penalizzazione economica e logistica. Andreini, Perlini e Uscov concordano sulla necessità di un intervento immediato in due direzioni: per abbattere le tariffe e per garantire corse nelle fasce orarie oggi scoperte.

Perlini punta l’indice sui collegamenti interni: “È impossibile pensare di garantire il diritto allo studio quando gli studenti devono pagare una tratta brevissima dai collegi al centro per lezioni o servizi. Inoltre, gli autobus finiscono al calare del sole, rendendo impossibili gli spostamenti serali e costringendo a usare mezzi propri con costi e rischi aggiuntivi”.

Andreini richiama l’attenzione sulle tratte verso la costa: “Rispetto ai collegamenti si può ancora migliorare, pensiamo all’aggiunta di corse serali che colleghino Urbino e Pesaro, dato che molti studenti, soprattutto fuorisede, spesso non possono usufruire di mezzi più economici per mancanza di coincidenze nelle ore serali”.

Uscov allarga il campo alla spesa sostenuta dalle famiglie: “Il pass universitario (che permette di viaggiare senza limiti di corse e orari sulla rete dei trasporti pubblici di Adriabus, ndr) per chi frequenta Uniurb, Isia e Accademia delle belle arti ha un costo non accessibile: tra i 380 e i 420 euro”. Per lui, una possibilità è seguire il modello Perugia, dove “c’è un abbonamento integrato regionale a 60 euro annui per muoversi su ferro e su ruota in tutta l’Umbria”. Di fronte a questa disparità, dice Uscov, “penso a una soluzione che il rettore possa portare avanti tramite un dialogo con la Regione e con le altre università marchigiane”.

Più voce agli studenti

Sul terreno della governance, i tre rappresentanti convergono sulla necessità di restituire un reale peso politico alla componente studentesca. Uscov in particolare contesta la disparità nei processi decisionali per la scelta del vertice d’Ateneo: “Chiediamo di intensificare il ruolo del Consiglio degli studenti e dare un reale peso alla nostra voce, dato che oggi il peso del voto studentesco per l’elezione del rettore è fermo ad appena il 5%”.

Lorenzo Perlini ne rintraccia le cause nella deriva aziendalistica delle riforme nazionali: “Negli ultimi quindici anni il Consiglio di amministrazione ha assunto un ruolo centrale nelle decisioni, facendo passare il Senato accademico in secondo piano. Chiediamo ai candidati di invertire questa rotta”. Per Alessandro Andreini, infine, la rappresentatività e la tutela dei diritti passano attraverso un organo di garanzia super partes: “Vorremmo che venisse presa in considerazione la nostra mozione sull’introduzione del Garante degli studenti, una figura esterna e indipendente che garantisca il rispetto dei diritti della comunità studentesca”.

Spazi di studio e aggregazione: orari estesi e aule aperte

Se la capienza delle biblioteche è ritenuta sufficiente, la chiusura alle 19 è vissuta come un limite all’autonomia degli studenti, in particolare degli studenti-lavoratori. Perlini ne fa una battaglia di flessibilità: “Le strutture chiudono verso le 19 e la biblioteca San Girolamo (che dal lunedì al venerdì chiude alle 22, ndr.) si riempie. Una soluzione praticabile sarebbe tenere aperta l’aula di via Vittorio Veneto almeno fino alle 23″. Una richiesta condivisa da Andreini, che rimarca: “Molti sono costretti a studiare dopo cena a causa degli impegni lavorativi, ma le strutture disponibili in quelle fasce sono ancora troppo poche”.

Uscov sposta invece l’attenzione sull’assenza di luoghi di ritrovo non commerciali: “A Urbino manca uno spazio per aggregarsi senza dover consumare o spendere, al di fuori delle ore di lezione. L’ideale sarebbe un’aula autogestita per fare cultura, riunirsi e fare comunità”.

Tirocini non retribuiti, un problema nazionale

Questione molto sentita sollevata sia da Uscov che da Perlini è quella dei tirocini non retribuiti. Uscov chiede uno stop al lavoro non pagato: “Non esiste che si svolgano mansioni senza retribuzione, i tirocini vanno pagati. Il problema è nazionale ma l’Ateneo deve adottare controlli e sondaggi per verificarne la qualità”. Della stessa opinione è anche Perlini: “L’università non deve piegarsi alla richiesta del mercato. I tirocini non retribuiti sono una discriminante: se non mi paghi non vedi riconosciuto il mio lavoro”.

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