URBINO – L’1 e il 2 ottobre la comunità accademica dell’Università degli Studi di Urbino sarà chiamata alle urne per scegliere il successore del rettore uscente Giorgio Calcagnini per il sessennio 2026-2032. A contendersi la guida dell’Ateneo ducale sono tre figure di riferimento della vita universitaria cittadina: Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di Sociologia della comunicazione e prorettore alla Didattica e Comunicazione; Berta Martini, professoressa ordinaria di Didattica e pedagogia speciale e direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici; e Marco Rocchi, professore ordinario di Statistica medica e direttore del Dipartimento di Scienze biomolecolari.
Dalle interviste rilasciate al Ducato emerge una visione condivisa sulle sfide che attendono il prossimo rettorato, a partire dalla necessità di ricucire il rapporto istituzionale con il Comune nell’ambito del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) per affrontare l’isolamento dei trasporti e il caro-affitti. Sullo sfondo restano il nodo della transizione della ricerca nel post-Pnrr, la gestione dei flussi di studenti internazionali, l’impatto dell’intelligenza artificiale e la difesa identitaria della didattica relazionale in presenza rispetto alla concorrenza delle università telematiche.
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Nonostante l’accordo sulle criticità principali, i tre aspiranti rettori indicano ricette e priorità differenti per far crescere l’Ateneo. Nell’idea di Giovanni Boccia Artieri, l’università del futuro deve saper “far respirare il mondo dentro Urbino e Urbino nel mondo”, puntando sull’Urbino International College per attrarre studenti stranieri, sul progetto Smart Campus per velocizzare la burocrazia d’ateneo grazie all’intelligenza artificiale e sulla creazione di un Green Office per diffondere una cultura ecologica concreta.
Dal canto suo, Berta Martini propone il modello di una “città campus” a crescita misurata e sostenibile, individuando un bacino ideale tra i 13 e i 15 mila iscritti e mettendo al centro della propria azione una squadra di governo partecipata con i dipartimenti, il potenziamento dei servizi di counseling e welfare studentesco e una strategia di autonomia finanziaria basata su ricerca competitiva e formazione continua.
Infine, Marco Rocchi punta sulla creazione di un “patto per Urbino” governato da una cabina di regia con tutti gli enti e gli stakeholder del territorio, proponendo un’immediata ristrutturazione della comunicazione d’Ateneo e del portale web, un’internazionalizzazione guidata dai ranking di qualità e servizi di utilità sociale per la comunità, come la realizzazione di un asilo nido universitario aperto anche alla città.




