di CHRISTIAN REGIS
URBINO – Un campus diffuso in cui l’esperienza universitaria coincida con vivere la città. Questa l’idea di città campus con cui Berta Martini – professoressa ordinaria di didattica e pedagogia speciale, candidata alla carica di rettrice all’Università degli Studi di Urbino – punta a vincere le elezioni. In caso di vittoria, una delle sue prime azioni sarà “la costruzione della squadra di governo e degli organismi necessari a presidiare le aree strategiche”, coinvolgendo direttamente i dipartimenti. Tra le priorità indicate nell’intervista al Ducato figurano la gestione della mobilità sostenibile, la valorizzazione della didattica in presenza per arginare la concorrenza delle telematiche, il potenziamento del benessere psicologico degli studenti e il consolidamento dell’autonomia finanziaria post-Pnrr.
Attualmente Martini dirige il Dipartimento di Studi umanistici di Uniurb. Nella sua attività accademica e di ricerca si è occupata prevalentemente di epistemologia didattica e formazione dei docenti.
L’1 e il 2 ottobre l’ateneo andrà alle urne per scegliere il successore di Giorgio Calcagnini. In lizza per la carica di rettore ci sono anche Marco Bruno Luigi Rocchi (ordinario di Statistica medica e direttore del Dipartimento di Scienze biomolecolari) e Giovanni Boccia Artieri (ordinario di Sociologia della comunicazione e dei media digitali).
Ponendo che lei venga eletta, cosa farebbe nei primi 100 giorni?
La priorità assoluta per un rettore è la costruzione della squadra di governo e degli organismi necessari a presidiare le aree strategiche e ad affrontare le sfide future. Per individuare le competenze migliori, ritengo fondamentale coinvolgere direttamente i dipartimenti. Nessuno meglio dei dipartimenti stessi conosce i propri docenti, le loro specificità e la loro disponibilità. Assumere questi incarichi comporta un impegno rilevante, che va bilanciato con la vita accademica e personale. L’obiettivo è quindi definire un sistema di governo coerente con la pianificazione e i programmi di lavoro per il futuro dell’ateneo.
Come si può migliorare l’internazionalizzazione e favorire la permanenza degli studenti stranieri a Urbino?
L’internazionalizzazione della didattica rappresenta un asset strategico per il sistema universitario e per l’ateneo di Urbino. Tuttavia, la città ducale richiede un’internazionalizzazione consapevole: essendo una piccola realtà cittadina, è necessario preparare il contesto locale all’impatto con la popolazione studentesca straniera, affrontando anche le sfide legate all’integrazione interculturale e alla convivenza negli spazi residenziali. L’obiettivo non è aumentare indiscriminatamente il numero di iscritti, ma mantenere una massa critica sostenibile sul piano economico-finanziario (tra i 13.000 e i 15.000 studenti). Piuttosto che puntare sui grandi numeri, occorre strutturare infrastrutture dedicate che accolgano e accompagnino gli studenti stranieri in tutto il loro percorso – dal pre-orientamento all’acquisizione dello status di studente -, fornendo un supporto specifico e differenziato rispetto a quello già previsto per gli studenti italiani.
L’obiettivo non è aumentare indiscriminatamente il numero di iscritti, ma mantenere una massa critica sostenibile
Ha citato il tema del rapporto tra università e amministrazione comunale, un rapporto che negli anni ha avuto qualche inceppo. Tutti e tre voi candidati parlate di Urbino come città campus, anche in relazione al Piano urbanistico generale che si sta sviluppando in questi mesi. Come si ricostruisce il rapporto con l’amministrazione comunale?
Il rapporto tra Università e Comune va ricostruito attraverso un progetto condiviso di “città campus” aggiornato, sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Questa visione comune serve a bilanciare la crescita dell’ateneo con le esigenze dei cittadini, mitigando problematiche come la studentificazione, lo spopolamento del centro storico e la desertificazione commerciale. Per realizzare una crescita reciproca, le due istituzioni devono condividere preventivamente i rispettivi programmi e pianificare in maniera congiunta. Da questa base strategica si definiranno poi gli obiettivi operativi, negoziando il soddisfacimento delle varie istanze. La collaborazione tra città e università rappresenta un passaggio fondamentale e non più rinviabile.
Uno dei temi cruciali sul quale Comune di Urbino e Università dovranno collaborare è la gestione dei trasporti, in particolare quelli extraurbani. Urbino soffre di un forte isolamento (come evidenziato anche dal breve ed estivo tentativo di collegamento Flixbus con Roma) come deve avvenire questa collaborazione?
La mobilità rappresenta una priorità cruciale e condivisa sia per l’amministrazione comunale sia per l’Università, in particolare per i plessi universitari collegati alla rete ferroviaria adriatica. Per affrontare efficacemente il problema, è necessario superare i parziali insuccessi del passato e costruire un sistema di trasporti articolato e integrato. In primo luogo, occorre riaprire un tavolo di confronto in Regione tra Università, Comune e azienda di trasporto pubblico locale per individuare soluzioni sostenibili, definendo se necessario anche investimenti congiunti. Parallelamente, sul fronte delle lunghe percorrenze, è opportuno rafforzare i collegamenti con Roma – ad esempio potenziando le tratte bus via Fossato di Vico – un raccordo fondamentale sia per la popolazione studentesca sia per i docenti e i rapporti istituzionali con i ministeri. Infine, l’offerta va completata considerando le tratte brevi, attraverso indagini di mercato per l’attivazione di navette o shuttle con aziende private, e promuovendo il car pooling per chi si sposta in auto. Raccordare i rispettivi Piani di Mobilità Sostenibile dell’ateneo e del Comune permetterà di creare sinergie concrete a beneficio dell’intera comunità cittadina e universitaria.
In primo luogo, occorre riaprire un tavolo di confronto in Regione tra Università, Comune e azienda di trasporto pubblico locale per individuare soluzioni sostenibili

Quali agevolazioni economiche e soluzioni per la sosta possono essere previste nei parcheggi strategici (come Santa Lucia e il Mercatale) per venire incontro alle esigenze degli studenti?
Queste misure rientrano in un’idea di welfare complementare rivolto a tutte le componenti dell’ateneo – studenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo – con particolare attenzione alle fasce più deboli. Per quanto riguarda la mobilità, l’Università destina già a bilancio circa 40.000 euro per sostenere le agevolazioni con Adriabus, ma si tratta di una cifra ancora insufficiente. Serve un impegno maggiore. Anche la gestione dei parcheggi e dei servizi di supporto va inserita in questa strategia di welfare e affrontata in sede di negoziazione con il Comune. Pur considerando i vincoli di spesa che limitano l’ateneo rispetto agli investimenti strutturali o immobiliari, è indispensabile concertare soluzioni e risorse condivise per risolvere una criticità sentita da tutta la comunità universitaria
Data l’importanza attribuita al benessere psicologico degli studenti nel suo programma, come intende potenziare il servizio di counseling universitario, superando l’attuale limite delle sole quattro sedute disponibili?
Questo servizio nasce dalla volontà di mettere le nostre competenze al centro del benessere degli studenti, un’iniziativa cresciuta notevolmente nel tempo fino a diventare una manifestazione concreta di Civic University. Per far fronte a una domanda sempre più elevata, si è reso necessario ridurre il numero di sedute per singolo utente e ampliare la rete dei professionisti coinvolti, attingendo anche a risorse derivanti da specifici progetti ministeriali, come il progetto Memo (Menti in Movimento) che vede Urbino come capofila. Consapevoli del costante aumento delle richieste, la priorità per il futuro è continuare a investire su questo presidio, strutturandolo in modo ancora più solido per offrire risposte adeguate, tangibili e all’altezza dei bisogni della comunità studentesca.
In che modo intende valorizzare i punti di forza e le peculiarità dell’università tradizionale in presenza per contrastare la concorrenza degli atenei telematici e offrire agli studenti un’esperienza che il digitale non può sostituire?
Sulla questione delle università telematiche occorre un pragmatico realismo. La loro crescita è un dato di fatto e rappresenta una realtà con cui è difficile competere direttamente, soprattutto perché per la maggior parte si tratta di strutture for-profit. Questo modello sposta l’asse dell’istruzione su dinamiche di mercato, rischiando di compromettere la qualità complessiva della formazione. In questo contesto, la risposta dell’Ateneo di Urbino deve basarsi sulla rivendicazione del proprio ruolo di università pubblica e su una duplice strategia. Da un lato, occorre valorizzare l’aspetto più identitario, ovvero l’esperienza in presenza e la vita di campus, intesa come un percorso completo di crescita personale, di studio e di relazioni. Dall’altro, è fondamentale sviluppare una didattica a distanza di alta qualità, pensata per intercettare categorie specifiche – come studenti lavoratori o persone con impegni familiari – che altrimenti non potrebbero frequentare l’ateneo. Diversificare la strategia formativa permette così di ampliare il bacino di utenza senza snaturare il posizionamento di Urbino come “città campus”.
Valorizzare l’aspetto più identitario, ovvero l’esperienza in presenza e la vita di campus
Quali strategie si intendono adottare per integrare le attività del nuovo laboratorio di intelligenza artificiale nella didattica e nella ricerca, garantendo al contempo un approccio etico e consapevole verso i rischi di questa tecnologia?
La nascita del centro Aim risponde all’esigenza di affrontare la complessità dell’intelligenza artificiale attraverso un approccio multidisciplinare, che affianca agli esperti informatici chi impiega l’AI per la ricerca. Dal punto di vista educativo e professionale, l’uso dell’AI non deve somigliare all’impiego di sostanze per potenziare artificialmente la muscolatura, bensì all’esercizio fisico sul campo. Un’eccessiva delega delle funzioni all’AI, sia nell’università sia nelle imprese, potrebbe garantire un’efficienza immediata, ma privare le organizzazioni delle competenze e della visione necessarie per la propria guida futura. In sintesi, il centro Aim nasce per coniugare l’avanzamento della ricerca e della didattica con una costante riflessione critica sull’uso della tecnologia, con l’intento di insegnare a utilizzare l’intelligenza artificiale non solo per pensare più velocemente, ma per pensare meglio.
Quali iniziative e strumenti s’intendono introdurre per potenziare la collaborazione tra l’ateneo e le aziende locali, così da creare concrete opportunità di lavoro per i laureati e contrastare lo spopolamento trattenendo i giovani sul territorio?
Urbino deve essere in grado di attrarre lavoro qualificato. Il territorio circostante, caratterizzato da un tessuto di piccole e medie imprese molto vivace, offre ampi margini di sviluppo. In questo contesto, diventa fondamentale la sinergia tra Università e Comune per fare di Urbino una sede di incubazione di nuova imprenditorialità e per anticipare le figure professionali del futuro. Un ruolo chiave è svolto dal consolidato rapporto tra l’ateneo e Confindustria, oltre che dalle analisi fornite dalla rete Hamu (Hub Abruzzo, Marche, Umbria). I dati più recenti mostrano un sistema produttivo locale che necessita di nuovo impulso: le iscrizioni al registro delle imprese si sono ridotte di due terzi rispetto al 2010, la crescita degli addetti nell’industria è ferma al 5,8% (contro l’8% della media nazionale) e i servizi all’impresa attestano un 4,9% (a fronte dell’8% nazionale). Lungi dall’essere un segnale di resa, questi indicatori vanno interpretati come punti di partenza per guidare le politiche future. L’obiettivo è individuare asset strategici che favoriscano la crescita delle imprese, le aggregazioni e una più stretta integrazione con il mondo universitario.
Terminata la fase di finanziamento straordinario del Pnrr, attraverso quali canali e strategie l’ateneo intende reperire le risorse necessarie per garantire la continuità dei dottorati, sostenere la ricerca e finanziare gli investimenti strutturali?
La sostenibilità economico-finanziaria rappresenta una sfida cruciale per l’Ateneo di Urbino, chiamato a far fronte a criticità nazionali come l’inflazione – che rode la crescita reale del Fondo di Finanziamento Ordinario – e il progressivo vincolo delle risorse ministeriali a scapito della gestione libera. Per garantire autonomia e stabilità, l’ateneo deve puntare ad aumentare i propri proventi attraverso tre azioni prioritarie. È necessario innanzitutto sostenere i ricercatori nella partecipazione ai bandi competitivi, sviluppare le attività conto terzi valorizzando anche le scienze umane tramite le digital humanities, e infine presidiare con decisione il settore della formazione continua – con master, summer school e microcredenziali (certificazione digitale di breve durata ndr)-, intercettando uno spazio oggi occupato prevalentemente da enti privati.




