Nelle Marche più sani e longevi, ma aumenta la rinuncia alle cure. Male trasporti e rinnovabili

Studenti in piazza della Repubblica
di MARCO FALLARA

URBINO – Studenti tra i più preparati d’Italia, anziani che vivono più a lungo e meglio, ma anche più persone che rinunciano alle cure, laureati che non trovano un lavoro all’altezza, troppa spazzatura in discarica e pochi autobus. È il ritratto delle Marche che emerge dal nuovo rapporto dell’Istat sul benessere equo e sostenibile in Italia (Bes).

Scuola, le Marche sono prime

Il primato più netto è nella scuola, anche se piuttosto amaro. Tra gli studenti di terza media delle Marche ben il 36,2% (più di uno su tre) non raggiunge competenze alfabetiche adeguate. Sembra una cifra altissima ma è il dato migliore tra tutte le regioni e migliore di quasi sette punti rispetto alla media italiana. Le Marche sono terze per le competenze numeriche, seconde per i bambini accolti al nido (quasi uno su due contro poco più di uno su tre nel resto del Paese) e terze per numero di studenti che dopo il diploma si iscrive all’università.

Longevità e salute

La speranza di vita alla nascita è di 84,4 anni, la seconda d’Italia a pari merito con il Veneto, e a 65 anni i marchigiani possono contare su più di dodici anni di buona salute, secondi solo ai veneti. Il rischio di povertà è molto più basso della media nazionale, quasi tutti gli abitanti vivono in comuni con la raccolta differenziata sopra il 65% e i tribunali civili sono più rapidi: 266 giorni per un procedimento contro i 409 della media, oltre 130 giorni in meno rispetto al 2014.

Ma l’accesso alle cure peggiora

Sale al 12%, dal 10,6% del 2024, la quota di chi rinuncia a visite o accertamenti pur avendone bisogno, 2,4 punti sopra la media italiana (9,6%). L’Istat segnala un aumento significativo rispetto al 2024 solo nelle Marche e Sardegna, mentre in Valle d’Aosta, nella provincia di Trento, in Friuli-Venezia Giulia e in Emilia-Romagna la rinuncia cala in modo significativo. La Sardegna è la regione con i valori più alti, dal 17,2% al 19,5%. Con un aumento di 1,4 punti, le Marche sono seconde nella classifica di chi peggiora.

Il motivo principale restano le lunghe liste d’attesa (6,5%) – tema già analizzato dal Ducato – , seguite dal costo delle prestazioni (5,2%) e dalla difficoltà di raggiungere i servizi (1,4%). Rinunciano più le donne (11,2%) che gli uomini (8,1%).

Lavoro, più occupati ma laureati sprecati

L’occupazione è alta, 72,9% contro il 67,6% nazionale, e ci sono meno precari di lungo corso. Ma le Marche hanno la quota più alta d’Italia di laureati con un impiego sotto le loro competenze: quasi il 28%, contro il 20,9% della media. Più in sofferenza il trasporto pubblico: nei capoluoghi offre 1.942 posti-chilometro per abitante, meno della metà della media italiana.

Sul fronte ambientale pesa il dato sulla discarica: ci finisce il 42,6% dei rifiuti urbani, il secondo valore più alto d’Italia dopo il Molise e il più alto del Centro, contro il 14,8% della media. Poche anche le rinnovabili, tra le più basse del Paese.

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