Cgil Marche, cassa integrazione a +363%. Il segretario provinciale: “Pesaro e Urbino in controtendenza”

Lavoratori
di CARLA DELLE VEDOVE e CHRISTIAN REGIS

URBINO – Nel 2025, in nessuna regione italiana la cassa integrazione straordinaria è cresciuta come nelle Marche. A colpire, nei dati pubblicati da Cgil, è l’aumento 363,5% (nel complesso, tre milioni di ore) di un ammortizzatore sociale legato soprattutto a crisi aziendali e riorganizzazioni. Secondo il segretario provinciale della Cgil Roberto Rossini però “da dati empirici emerge che la provincia di Pesaro e Urbino è in controtendenza rispetto alla crisi nazionale”.

I settori più colpiti dalla crisi strutturale

In base ai dati Inps analizzati dall’Istituto di ricerche economiche della Cgil Marche, nel corso del 2025 il volume complessivo di ore autorizzate tra cassa integrazione, Fis (Fondo integrazione salariale) e altri fondi di solidarietà ha raggiunto quota 23,8 milioni. Questa crisi è trainata interamente dall’industria (in particolare legno e minerali), che segna risultati peggiori della media nazionale, e dal terziario, con una cassa integrazione in crescita del 152,5%.

Secondo il segretario generale della Cgil Marche Giuseppe Santorelli “la mancanza di commesse si è trasformata da temporanea a strutturale. Centinaia di aziende sono in uno stato di crisi acclarata”.

Pesaro e Urbino, l’export cambia direzione

Quanto detto da Santorelli trova conferma nelle parole di Rossini in relazione alla provincia di Pesaro e Urbino, come specificato al Ducato: “La nostra provincia è caratterizzata da imprese piccole e manufatturiere e i settori più colpiti dalla crisi strutturale sono quelli della metalmeccanica, del legno, della cartotecnica e dell’edilizia”.

La provincia di Pesaro e Urbino però secondo il sindacalista sembra muoversi diversamente: “Da alcuni dati empirici relativi all’ultimo trimestre del 2025 la provincia presenta una controtendenza. La nostra economia è legata all’export: nel tempo le aziende potrebbero aver trovato altri mercati esteri per compensare il calo di quelli a cui solitamente si rivolgevano. Se prima si commerciava più con la Russia e i Paesi legati alla fascia asiatica, ora ci si rivolge al Sud America, all’Europa e anche al Nord America. C’è stata quindi una ripartenza di alcuni settori, oltre a un aumento dei consumi interni”. Il prossimo anno però la situazione potrebbe peggiorare: “Dobbiamo ancora vedere quale sarà l’effetto dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo subiremo soprattutto nel corso del 2026, in particolare per quanto riguarda la produzione di acciaio e alluminio”.

Opportunità con i Paesi del Mercosur e l’India

Rossini però guarda in modo positivo verso gli accordi tra Unione europea e Paesi esteri recentemente discussi: “Dobbiamo ancora capire che soluzioni possono portare gli accordi con il Mercosur e con l’India, ma si spera aprano nuovi mercati ad esempio per attingere a materie prime e componenti utili alla nostra produzione industriale. L’India ha un miliardo e mezzo di abitanti, solo quello è un mercato che potrebbe risolvere i problemi di tanti settori della nostra provincia”.

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