di MANUEL MORGANTE
URBINO – Il prezzo alla pompa di benzina che non accenna a scendere nonostante sconti sulle accise e tetti volontari delle compagnie, le bollette che si gonfiano sotto la pressione degli stessi aumenti dei carburanti causati dalla guerra degli Usa all’Iran e alla crisi di Hormuz costano oltre 500 euro in un anno (il 2026) alle circa 154 mila famiglie, della provincia di Pesaro e Urbino. Corrisponde a un aumento di oltre 70 milioni di euro in totale. È il conto pesante presentato dalla crisi energetica, secondo una stima della Cna provinciale, che non risparmia neanche le imprese locali dove i rincari supereranno 130 milioni di euro, 4.500 euro in più all’anno. “Un salasso – afferma il segretario del Cna provinciale Antonio Bianchini – che famiglie e imprese della provincia di Pesaro e Urbino rischiano di doversi sobbarcare, a causa dei rincari sull’energia elettrica, gas e carburanti“. La stima si basa sulla proiezione della Confederazione nazionale dell’artigiano e della Piccola e media impresa (Cna), fatto a livello nazionale: si ipotizza un incremento medio dei prezzi dell’energia del 20% rispetto al 2025, che si tradurrebbe in una spesa totale di 210 milioni di euro per famiglie e imprese della provincia.
Pochi soldi tanti problemi
Un aumento preoccupante, che rischia di mettere ancora più in crisi l’economia della provincia, già costretta a operare con pochi margini di manovra a livello economico. Secondo l’analisi, i settori più esposti sono quelli più energivori “come il manifatturiero, a partire dai comparti simbolo del legno-arredo e della meccanica, il sistema casa e le costruzioni, l’agroalimentare, la logistica e i trasporti, oltre alle attività di autoriparazione e servizi” si legge nel comunicato Cna. “Il tema dell’energia e dei suoi costi continua ad essere prioritario nel nostro dibattito” sottolinea Bianchini, secondo il quale le soluzioni non devono essere temporanee ma strutturali, per evitare che si blocchino investimenti e siano messi a rischio posti di lavoro. “Per questo – continua – sosteniamo l’istituzione di un fondo dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici per l’autoproduzione delle piccole e medie imprese. Un modo sostenibile per ridurre il costo delle bollette, garantire autonomia energetica nelle aziende e accelerare sulla transizione energetica nel nostro territorio“.




