Riforma comuni montani, Feduzi: “Meno fondi per sicurezza, scuola e sanità”. Gambini: “Faremo ricorso”

Panorama del MontefeltroPanorama del Montefeltro
di CARLA DELLE VEDOVE

URBINO – “È un caos inenarrabile” ha detto al Ducato il sindaco di Fermignano Emanuele Feduzi riferendosi al nuovo decreto che, dopo tante discussioni, stabilisce quali comuni italiani mantengono lo status di montani. 24 comuni della provincia di Pesaro e Urbino non sono più classificati come montani, al contrario di quanto definito da una legge nel 1952 che permetteva ai territori svantaggiati di ottenere diversi benefici. Tra questi, Fermignano e Urbino. Quest’ultimo, però, per l’assegnazione di alcuni fondi non era più montano dal 2021. Gli esclusi non potranno godere della nuova legge Montagna.

Mercoledì il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto proposto dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli che definisce quali comuni potranno ricevere i benefici della legge Montagna. Diversi sindaci dei comuni esclusi, però, non lo accettano: “Faremo ricorso. È una tragedia”, ha detto al Ducato il sindaco di Urbino Maurizio Gambini.

Meno fondi per la sicurezza del territorio

I comuni non più montani perderanno importanti benefici della legge Montagna soprattutto per quanto riguarda risorse Fosmit (Fondo per lo sviluppo delle montagne interne), scuola, sanità e imprese. Spiega Feduzi: “Fermignano godeva dei fondi dedicati alla messa in sicurezza del territorio. Venivano utilizzati contro il dissesto idrogeologico, per la riqualificazione del territorio e per evitare il rischio di frane. A livello economico non è chiaro ancora a quanto ammonti il danno né cosa intendono fare Governo e Regione”. Gambini sottolinea inoltre che “il rischio idrogeologico, significativo in provincia e in generale nell’Appennino, non è stato considerato per la classificazione”. Per Urbino, però, il tema dei fondi Fosmit non è significativo perché ne è escluso già dal 2021. Dice Gambini: “Non li ricevevamo neanche prima. Però facendo parte dell’Unione montana dell’Alto Metauro otteniamo altre risorse”.

Mappa della pericolosità da frana e idraulica in Italia - Fonte: Ispra
Mappa della pericolosità da frana e idraulica in Italia – Fonte: Ispra

L’effetto su scuole e università

Alcuni comuni più piccoli rischiano di perdere la scuola. “Il caso più grave in Regione è quello di Appignano, nel maceratese”, spiega Feduzi. La legge Montagna infatti permette ai comuni montani di creare le pluriclassi quando non ci sono abbastanza studenti per formare una classe di bambini dello stesso anno.

Anche l’Università di Urbino perde delle possibilità con l’esclusione. Se la città ducale rientrasse tra i comuni montani potrebbe ricevere finanziamenti per realizzare alloggi e residenze per studenti universitari, potrebbe attivare forme di insegnamento alternative, come la didattica da remoto, e potrebbe utilizzare una quota dei fondi Fosmit per erogare borse di studio.

Sanità a rischio

Per incentivare medici di base e pediatri di libera scelta a lavorare nei territori più remoti la legge Montagna prevede una retribuzione maggiore se mantengono i loro studi nei comuni montani. Chi esercita professioni sanitarie in queste aree inoltre può ottenere una valutazione maggiore dei titoli di carriera nella partecipazione ai concorsi. “Per ora Fermignano ha abbastanza medici, ma c’è il rischio di rimanere scoperti in futuro”, dice Feduzi.

Difficoltà per le aziende

“Cambiano le priorità sui bandi Pon (Programma operativo nazionale), sui fondi europei. La riclassificazione grava su attività produttive, settore primario, agricoltura e imprese”, spiega Gambini. La legge Montagna prevede crediti di imposta per imprenditori agricoli e forestali che effettuano investimenti a favore di ambiente e clima e per piccole imprese e microimprese con titolari under 41. Sono previsti inoltre sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato lavoratori sotto la stessa soglia d’età. Ci saranno anche crediti di imposta per i lavoratori che acquisteranno o affitteranno un immobile.

In ogni caso però la classificazione dei comuni montani – articolo 2 comma 3 della legge Montagna – non influisce sulle misure previste dalla Politica agricola comune (Pac) e sull’esenzione dall’imposta municipale unica (Imu) per i terreni agricoli che si trovano nei comuni montani.

Sguardo al futuro

I comuni esclusi potrebbero avere altre difficoltà nei prossimi anni, come spiega al Ducato il presidente di Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) Marco Bussone: “Il nuovo elenco dei comuni montani potenzialmente potrebbe vincolare altre leggi future. Ad esempio in un decreto sicurezza si potrebbe stabilire che i comuni montani possono ottenere più punteggi per avere più forze dell’ordine”.

Anche per i comuni che rientrano nell’elenco dei montani in realtà non è finita qui. Il decreto infatti propone una prima classificazione degli enti, che riceveranno alcuni dei benefici del nuovo provvedimento. In seguito verranno individuati i comuni che potranno ottenere tutte le misure di sostegno previste dalla legge, secondo una ponderazione dei parametri morfologici già considerati e di altri parametri socioeconomici. C’è ancora da aspettare per sapere quali saranno i reali benefici che i comuni otterranno dall’applicazione della legge.

Una polemica tutta politica

“Chi ha stabilito i criteri non conosce il territorio marchigiano” sostiene Feduzi. La prima proposta di riclassificazione di Calderoli, voluta dal ministro per migliorare la distribuzione delle risorse, prevedeva come criterio principale che il comune per essere montano dovesse avere un’altimetria media di almeno 600 metri – oltre ad altri criteri -. Gli assessori marchigiani Francesco Baldelli e Tiziano Consoli hanno fatto pressioni per ottenere l’abbassamento dell’altimetria media a 350 metri per ampliare il numero di comuni ammessi all’elenco. Questo ha causato però l’esclusione di alcuni territori come Fermignano, che ha un’altezza massima di 890 metri a Monte Pietralata e una minima di 129, quindi una media di 344 metri. Nella proposta marchigiana “non è stato tenuto conto del parere dei sindaci” che invece chiedevano di valutare altri parametri, afferma Gambini. “La scorsa settimana – continua il sindaco di Urbino – abbiamo parlato con il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli per una revisione della classificazione e lunedì abbiamo incontrato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha promesso di supportarci, ma è stata una delusione. Ci avevano detto che la delibera del decreto in Consiglio dei ministri sarebbe stata rinviata per rivedere i criteri, ma non è avvenuto”. Ora i sindaci andranno a Roma e si dicono pronti a fare ricorso al Tar del Lazio.

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